Le cinture di sicurezza, storia ed evoluzione
Forse per qualcuno può sembrare strano ma vi sono stati tempi in cui le cinture di sicurezza non erano obbligatorie ed addirittura le auto non ne erano nemmeno dotate. Non stiamo parlando di tantissimo tempo fa, ma solo di una quindicina di anni, molti lo ricorderanno. Infatti, solo di recente, ci si è resi conto che questo strumento consente in molti casi di salvarci la vita. Nonostante questo, sono ancora molti quelli che non ritengono opportuno utilizzarla incorrendo non solo nel rischio di farsi del male in caso di incidente, soprattutto se si tende a superare i limiti di velocità, ma anche in quello di incappare in multe anche molto salate.
Le cinture di sicurezza, il dispositivo che ci salva la vita
Come funzionano le cinture? Sono un meccanismo di sicurezza installato all’interno dell’abitacolo di tutti i veicoli ed hanno l’obiettivo di trattenere il corpo legato al sedile in caso di urto. Solo così, quando l’impatto è particolarmente forte, si è protetti dal colpo contro le parti interne dell’auto, come il volante, o addirittura dall’essere sbalzati fuori dall’abitacolo. Insieme all’airbag sono il dispositivo più importante per la sicurezza dell’automobilista. Un’invenzione fondamentale che risale all’inizio del secolo scorso. Nel 1903 Gustave Desirè Lebeau depositò il brevetto di “bretelle” di sicurezza. All’epoca, però, furono valutati elevati i rischi di soffocamento e, viste le velocità non altissime raggiunte dai veicoli, non si rivelò ancora necessario un accorgimento di questo tipo, tanto che l’idea di inserirle sui veicoli venne accantonata.
Soltanto 40 anni dopo fu messa in commercio la prima autovettura dotata di cinture di sicurezza, la Tucker Torpedo. Nel 1957 le cinture di sicurezza fecero il loro ingresso nelle gare automobilistiche, dove la velocità elevata era un serio rischio per i piloti. Anche in questo caso, però, non prese piede l’idea di una fascia che fissasse il conducente al sedile e vennero utilizzate solo nei test di prova. I risultati furono talmente incoraggianti che nel 1960 le cinture di sicurezza divennero di serie nelle auto. Le prove fatte sul campo, infatti, come aveva previsto il suo inventore, dimostrarono la riduzione del rischio di impatto con il volante in caso di incidente o di brusca frenata.
La prima nazione a dichiarare le cinture di sicurezza obbligatorie per legge fu l’Australia nel 1971, a cui seguirono i francesi nel 1973 e poi, nel 1975, lo Stato del Massachusetts negli Stati Uniti d’America. Noi italiani ci siamo adeguati molto più lentamente. A partire dal 15 giugno 1976 secondo quanto stabilito dall’articolo 72, comma 2 del Codice della Strada, e poi dalla Circolare D.G. n. 76/77 del 9 dicembre 1977, furono resi obbligatori gli attacchi delle cinture di sicurezza all’interno delle automobili. Queste divennero obbligatorie solo nel 1988 tramite la legge 111 del 1988, limitandone l’obbligo d’uso solo per i posti anteriori. Dal 14 aprile 2006, per legge, chiunque deve indossare le cinture di sicurezza, sia che sia conducente che passeggero. Dal 30 luglio 2010 questo vincolo è stato imposto anche a quadricicli leggeri, detti anche minicar, gli autobus, camion, e a qualunque veicolo dotato di cinture di sicurezza.
Non tutti, però, sono d’accordo sulla reale utilità delle cinture di sicurezza. Si ritiene che, in alcuni casi, le cinture potrebbero impedire di abbandonare il veicolo in caso di emergenza, per esempio in caso di incendio del mezzo, di sommersione o di un’altra condizione nella quale diventa necessario per la propria salvezza abbandonare immediatamente il veicolo. Non si tiene in considerazione, però, il fatto che la funzione delle cinture di sicurezza non è solo quello di assicurare il corpo al sedile per evitare impatti violenti, ma dispongono il corpo del guidatore e del passeggero nella posizione giusta affinché l’impatto di esso contro l’airbag avvenga nella modalità più indicata. Senza contare che, nel caso di chi è seduto dietro, evita l’impatto di eventuali passeggeri posteriori contro chi occupa la parte anteriore del veicolo.
Le cinture di sicurezza, secondo quanto stabilito dal Codice della Strada, sono composte da:
le cinghie: elementi flessibili e morbidi che hanno il compito di trattenere il corpo degli occupanti. Sono costituite da una trama di fili di polimerici intrecciati e con i bordi smussati in modo da non graffiare che le utilizza;
il riavvolgitore: è quell’elemento che permette alla cinghia di srotolare fino alla lunghezza desiderata e di bloccarla in caso di estrazione rapida come nei casi di accelerazione, frenata, urto o curva;
il regolatore: è l’accessorio delle cinture che ne consente la regolazione in altezza;
gli ancoraggi: sono i punti di attacco sulla struttura del veicolo, ai quali vengono fissate le cinture;
l’anello oscillante: consente di fissare la cintura che vi passa dentro l’ancoraggio. È generalmente realizzato in acciaio con una copertura in plastica;
la linguetta di chiusura: è un semplice strumento che serve a facilitarne il fissaggio;
la fibbia di chiusura con pulsante di sganciamento o “ramo fibbia”: è il dispositivo di allacciamento e slacciamento rapido che lega le cinture al punto di ancoraggio del veicolo.
Il pretensionatore: è un dispositivo generalmente pirotecnico che, facendo esplodere una piccola carica in caso di urto, spinge un pistoncino che riavvolge la cintura o tira la fibbia. Una volta entrato in funzione il pretensionatore, questo non è più riparabile e dev’essere sostituito.
Questi sono gli elementi che compongono la cintura di sicurezza che, per essere a norma deve essere del tipo approvato ed avere il marchio di omologazione secondo le normative stabilite dal Ministero dei Trasporti. Detto questo esistono differenti tipi di cinghie di sicurezza che si possono utilizzare a norma di legge e sono:
subaddominale o a “due punti”: che fascia solo il bacino ed è dotata di due punti di ancoraggio. Sono quelle generalmente realizzate per chi occupa il posto centrale posteriore o quello centrale anteriore se il veicolo ne è dotato;
diagonale: questa tipologia di cinture fascia obliquamente il torace e sono dotate di due punti di ancoraggio. Esse sono quelle classiche dei sedili posteriori laterali;
a tre punti: è la più diffusa nelle automobili e furono inventate nel 1959 dal tecnico Volvo Nils Bohlin. Sono composte da una cintura subaddominale e da una diagonale. Oggi le troviamo sia sui sedili anteriori che su quelli posteriori;
a bretella: costituita da una cintura subaddominale e da due bretelle. Le cinture a bretella vengono utilizzate su autoveicoli da competizioni come la auto da rallye auto da Formula 1, ma anche per il trasporto specifico di persone in determinate condizioni fisiche.
Ormai chiunque guidi un’auto in Italia è costretto, per legge, ad indossare le cinture di sicurezza. Da quando, poi, è stata introdotta la patente a punti il conducente ed anche il passeggero che non le indossano correttamente vengono multati di ben 80 euro e si vedono decurtare ben 5 punti dalla patente, che salgono a 10 se la si è ottenuta da meno di tre anni. Nel caso in cui si compia la stessa infrazione nel biennio successivo alla prima, si incappa nella sospensione della patente per un periodo compreso da 15 giorni a due mesi.
Senza contare che in caso di incidente con danni alle persone, il conducente che non ha obbligato il proprio passeggero ad indossare le cinture risponde del reato di lesioni aggravate o di concorso in omicidio colposo.
In Italia, però, esistono delle categorie che sono esonerate dall’utilizzo delle cinghie. Queste sono:
le forze di polizia, gli addetti ai servizi di soccorso sanitario e di antincendio, nell’espletamento di una missione di emergenza;
gli istruttori di guida, nello svolgimento delle funzioni previste;
le persone affette da particolari patologie per le quali le cinture siano controindicate. La condizione deve essere certificata dalla Azienda sanitaria locale che riporterà la durata di validità;
gli occupanti di auto sprovviste, fin dall’origine, di attacchi per le cinture;
gli appartenenti a servizi di vigilanza privata legalmente riconosciuti, che effettuano scorte;
i conducenti di auto storiche immatricolate prima del 15 giugno 1976.
Parcheggi gratis per disabili anche sulle strisce blu
Abbiamo spesso parlato del problema dei parcheggi e di quanto sia difficile trovarli nelle città italiane, soprattutto quelli non a pagamento. Se poi si pensa a quelli sulle strisce blu, oltre alla fatica di trovarne uno libero si aggiunge il fatto che tocca pagare per poter lasciare il proprio mezzo in sosta. La cosa diventa ancora più difficile per i disabili a causa dell’inciviltà di molti.
Parcheggi gratis per disabili a Padova sulle strisce blu.
Spesso, infatti, i parcheggi riservati a persone con handicap sono occupati da chi non ha alcun tipo di problema con la scusa che la sosta è solo per pochi minuti. Queste persone oltre a creare ulteriori disagi rischiano severe multe da parte dei vigili che spesso pattugliano le strade delle nostre città per punire quanti contravvengono alle leggi del codice della strada. Secondo questo codice, i parcheggi per i disabili sono riservati a coloro che sono dotati di contrassegno europeo richiesto secondo alcune procedure uguali per qualunque città italiana. Le normative sul parcheggio riservato a persone affette da handicap sono rappresentate dall’articolo 381 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, comma 2.
Il suddetto articolo recita “Per la circolazione e la sosta dei veicoli a servizio delle persone invalide con capacità di deambulazione impedita, o sensibilmente ridotta, il comune rilascia apposita autorizzazione in deroga, previo specifico accertamento sanitario. L’autorizzazione è resa nota mediante l’apposito contrassegno invalidi denominato: “contrassegno di parcheggio per disabili” conforme al modello previsto dalla raccomandazione n. 98/376/CE del Consiglio dell’Unione europea del 4 giugno 1998. Il contrassegno è strettamente personale, non è vincolato ad uno specifico veicolo ed ha valore su tutto il territorio nazionale. In caso di utilizzazione, lo stesso deve essere esposto, in originale, nella parte anteriore del veicolo, in modo che sia chiaramente visibile per i controlli. L’indicazione delle strutture di cui al comma 1 deve essere resa nota mediante il segnale di: “simbolo di accessibilità””.
Il tema del parcheggio sulle strisce blu è invece regolato dall’articolo 7 sempre del codice della strada. Tale legge consente ai comuni di “stabilire, previa deliberazione della giunta, aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo di durata della sosta, anche senza custodia del veicolo, fissando le relative condizioni e tariffe in conformità alle direttive del Ministero dei lavori pubblici, in concerto con la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le aree urbane. Dette aree possono essere gestite direttamente, ovvero date in concessione. Di norma, ove date in concessione il controllo avviene mediante ausiliari della sosta nominati ai sensi dell’articolo 17, comma 132, della legge 127/97”.
La legge parla chiaro ma, esistono delle possibilità alternative per andare incontro a quanti trovano occupato il proprio parcheggio riservato. Certo, le multe in quei casi dovrebbero fioccare ma, quando così non è, oltre a fare la dovuta segnalazione. Alcuni comuni hanno pensato bene di provvedere con un metodo alternativo. Il comune di Padova ad esempio, ha approvato una delibera con cui sarà concesso ai disabili di parcheggiare nelle zone di sosta delimitate dalle strisce blu, senza l’obbligo di pagare alcuna tariffa. Più precisamente si dice che: “chiunque è dotato di contrassegno europeo per parcheggio disabili potrà sostare con la propria auto, gratuitamente e per un periodo di tempo che verrà successivamente comunicato, anche negli spazi altrimenti a pagamento, cioè delimitati da strisce blu”.
Un segno di civiltà dimostrato dal comune della città veneta per sopperire alle mancanza di alcuni cittadini poco rispettosi della legge ma, soprattutto, anche per venire incontro a quanti, a causa delle proprie difficoltà motorie, hanno maggiori problemi rispetto ad altri a trovare posto per lasciare la propria auto. Di certo Padova ha molti meriti ma, quanto fatto in favore dei disabili era comunque stato stabilito dalla Commissione Trasporti presieduta da Mario Valducci.
Certo, non si tratta di un vero obbligo di legge ma, una sorta di vademecum su come gestire a livello comunale la questione dei parcheggi sulle strisce blu. Spiega Valducci: “Il diritto alla mobilità, sancito dalla Costituzione deve essere protetto e garantito soprattutto nei confronti delle persone disabili, in quanto costituisce una condizione essenziale per la loro integrazione sociale; tale principio generale trova rispondenza in diverse previsioni del nuovo Codice della strada e del relativo regolamento di attuazione, volte a facilitare la mobilità delle persone disabili“. Si spera che siano sempre più i comuni che seguiranno l’esempio del comune veneto.
Parcheggio hi-teck: app per trovare posti liberi
La ricerca del parcheggio è sempre un’impresa. Secondo studi statistici gli inglesi impiegano circa 20 minuti al giorno per trovarne uno. Per gli italiani le cose si complicano notevolmente e i tempi si allungano. Consideriamo, inoltre, che la ricerca di parcheggio causa inquinamento e congestiona il traffico cittadino.
Basta stress, arriva il parcheggio hi-teck.
L’utilizzo dei mezzi pubblici in alcuni casi è stata la soluzione. Ma, quando metropolitane ed autobus sono inefficienti se non addirittura assenti? Quando ci tocca aspettare un bus alla fermata senza sapere quando e se passerà? La maggior parte degli italiani utilizzano i mezzi pubblici per andare a lavoro ed è, quindi, indispensabile che siano puntuali e che consentano agli utenti di raggiungere la meta all’orario stabilito. Quando così non è, ci si vede costretti a muoversi autonomamente con il proprio mezzo, creando ingorghi di traffico e complicandosi la vita alla ricerca di un posto auto libero.
Alcune città si sono dotate di soluzioni alternative come il parcheggio sotterraneo per le biciclette o i parcheggi multipiano per le automobili, così come i parcheggi riservati ai residenti o quelli sulle strisce blu. Ma, niente di fatto, il parcheggio continua ad essere un problema con cui le amministrazioni comunali devono fare i conti. Ma non siamo noi a dirlo, sono gli stessi automobilisti. I romani ed i palermitani, secondo un sondaggio, sono quelli che se ne lamentano maggiormente ritenendo ci siano troppi pochi posti per tutte le auto che circolano in città.
Poiché questo è un problema non sono di noi italiani ma di tutti i cittadini europei, la stessa Europa ha deciso di investire in un progetto che, si spera, risolvi la questione. Non solo a livello europeo ma anche mondiale, nei prossimi 10 anni, si è deciso di investire 10 miliardi di dollari nelle Smart cities. Specificatamente per il caso europeo il progetto prende il nome di Video-Based Smart Parking System seguito da Cordis (Community research and divelopment information service).
Si tratta di un sistema che, appoggiandosi ad una rete di fotocamere che monitorano i posti auto, invia le immagini a server centralizzati in grado di individuare i posti liberi e di segnalarli all’automobilista tramite un’app. Il progetto dovrebbe essere portato a termine entro quest’anno. Le proposte giunte alla comunità europea sono molte. Si va dalla start up di San Francisco Streetline che prevede l’installazione di sensori sull’asfalto alla Kapsch TrafficCom che si sta occupando di un progetto per risolvere il problema del parcheggio dei camionisti nelle piazzole delle autostrade negli Stati Uniti.
Ma, fortunatamente, in questo caso l’Italia non è il fanalino di coda. Da circa un anno, nella città di Napoli, si è messa a punto ed in via di sperimentazione un’app che permette agli automobilisti addirittura di prenotare la sosta poco prima di arrivare. L’idea è frutto dell’istrionica mente del giovane campano Giuseppe De Pascale.
Ma, il top in campo tecnologico lo raggiunge, senza ombra di dubbio, il Giappone. Qui, la Honda ha ideato un’automobile in grado di accompagnare il proprietari a destinazione e poi andare a cercare parcheggio, da sola grazie a un sistema di comunicazione wireless e a una serie di telecamere. Fantascienza direte voi, ma non la pensa così Fritz Busch, professore di Transportation tecnology alla Technische Universitat di Monaco: “A mio parere nel giro di due anni i primi modelli saranno sul mercato . All’inizio saranno auto di lusso. Ma la tecnologia è già disponibile e diversi fornitori del segmento premium offrono già sistemi di assistenza al parcheggio, dove però il conducente deve restare in auto”.
Forse, quello che da anni vediamo nelle serie televisive e nei film di fantascienza potrà diventare reale, almeno così credono quanti stanno lavorando a progetti come quello della Honda. Ma, siamo sicuri che le cose miglioreranno davvero lasciando circolare auto senza conducente per le vie della città? O magari questo sarà possibile solo in parcheggi speciali che dovranno essere strutturati appositamente?
Solo il tempo potrà dirci se riusciremo a trascorrere in auto, alla ricerca di un parcheggio, meno dei 106 giorni in un’intera vita che oggi trascorrono i londinesi, almeno secondo quanto affermato da alcune ricerche statistiche effettuate nel 2014. La speranza resta quella di creare parcheggi per tutti, che costino poco e che siano facilmente raggiungibili? Un’utopia? Chissà!
BMW Remote Parking: gli straordinari sviluppi della tecnologia
Come ogni anni nel mese di Gennaio, la scorsa settimana si è tenuta l’ultima, in ordine di tempo, edizione del CES, Consumer Electronic Show di Las Vegas. Un evento di portata mondiale che osserva da vicino quella che è l’elettronica di consumo, l’elettronica applicata alla vita quotidiana e, in particolar modo a rendere le automobili più efficienti e sicure. Per gli appassionati del settore il CES è l’evento più importante dell’anno e, lo è anche per tutte le case automobilistiche che vogliono lanciare sul mercato quattro ruote dotate dei più sofisticati sistemi elettronici.
CES, arriva il BMW Remote Parking.
Le novità proposte sono le più svariate, dai fari anteriori laser a nuovi sistemi multimediali di bordo, fino ad automobili capaci di guidarsi da sole, ci potete credere? Tra le dieci più note ed importanti case automobilistiche che hanno scelto il CES come palcoscenico per le loro nuove “creature” vi è la BMW. L’azienda tedesca produttrice di autoveicoli e motoveicoli, con sede a Monaco di Baviera, ha presentato un sistema anti-collisione capace di consentire all’auto di trovare parcheggio utilizzando uno smartwatch.
L’idea sviluppa un sistema già adottato dalla BMW, la modalità fully-automated, cioè senza nessuno a bordo della vettura. Migliorato ed integrato il sistema dagli ingegneri della casa automobilistica, ora sarà possibile parcheggiare in tutta sicurezza. La presentazione di questo avanguardistico sistema è stato effettuato con una BMW i3. Questo modello elettrico è stato dotato di quattro scanner laser che hanno la funzione di rilevare eventuali ostacoli lungo il percorso. In prossimità di un impedimento, un muro o un altro veicolo in sosta, l’auto frena autonomamente.
Il sistema di frenaggio smette di funzionare se il conducente sterza o modifica la direzione dell’auto. Naturalmente il sistema può essere disattivato se l’automobilista dovesse desiderarlo. La novità prende il nome di BMW Remote Parking che combina insieme le informazioni raccolte dagli scanner e la planimetria dell’area di sosta. In questo modo il guidatore può usare il suo smartwatch per attivare a distanza, fuori dall’abitacolo, la ricerca del posto auto libero all’interno, ad esempio, di un parcheggio sotterraneo.
Quando l’autista attiverà il sistema, tramite il touch o un comando vocale, l’auto sarà in grado di trovare da sola l’uscita ed attendere lì il proprietario. Sicuramente molti di voi ricorderanno la serie tv degli anni ’80 Supercar, dove Michael Knight tramite il suo orologio comandava KITT, un’automobile completamente automatizzata. L’idea è proprio quella, creare un sistema che ci consenta di “guidare” la nostra auto senza essere a bordo.
Ma al CES 2015 se ne sono viste davvero di straordinarie. L’idea di un comando da polso per la propria quattro ruote è stata seguita anche da Audi. La nuova Prologue piloted driving concept è stata in grado, durante la presentazione, di muoversi per qualche metro senza che ci fosse nessuno alla guida. Il sistema, realizzato in collaborazione con LG è in grado di guidare per qualche metro e spegnere l’auto una volta arrivata a destinazione. Questo è quanto avvenuto durante la presentazione ma, le imprese di Jack, nome di battesimo della nuova Audi A7 piloted driving concept non si sono limitate a quello.
L’auto ha percorso 900 km, dalla Silicon Valley a Las Vegas, senza input da parte del conducente. Un viaggio promosso per lanciare l’ultimo ritrovato della tecnologia autonoma già pronto per essere installato a bordo delle auto di serie. Il risultato è dovuto alla collaborazione tra il Volkswagen Electronics Research Laboratory e la divisione Ricerca e Sviluppo del Gruppo di Wolfsburg. Jack è capace di guidare da sola da 0 a 112 km/h, cambiando corsia ed eseguendo sorpassi all’occorrenza, accelerando e frenando in maniera completamente autonoma, adattando la propria velocità ai veicoli circostanti.
Un vero pilota automatico, protagonista di numerosi film di fantascienza e sogno di molti automobilisti. Grazie al duro lavoro degli ingegneri che si sono adoperati per il progetto, da oggi è possibile non solo parcheggiare in completa sicurezza ma anche muoversi per diversi kilometri senza dover, nemmeno per una volta, mettere mano allo sterzo. La tecnologia applicata alle auto vetture sta facendo davvero passi da gigante. Tra qualche anno, magari, potremo vedere auto volanti come preannunciava Robert Zemeckis sarebbe avvenuto proprio nel 2015 nel suo straordinario movie di successo “Ritorno al futuro”.
Parcheggi gratis in occasione dei saldi
Lo scorso 5 gennaio in quasi tutte le regioni d’Italia sono partiti i saldi invernali. Tutta la merce fino ad ora esposta in vetrina e disposta sui ripiani di centinaia di negozi può essere acquistata a prezzi ridotti. Molti italiani hanno deciso di aspettare questo momento dell’anno per fare qualche buon affare.
Sono partiti i saldi e i comuni offrono parcheggi gratis.
I saldi invernali fanno gola a molti. Ecco, quindi, che le persone si accalcano nei centri delle città per acquistare a metà prezzo. La convenienza è assicurata ma, come la mettiamo con il parcheggio? Spesso ci si reca nelle zone clou dello shopping cittadino in automobile rendendo necessaria la ricerca di un posto auto. Le strisce blu che affollano queste zone della città costringono gli avventori dei più disparati negozi a pagare il ticket che arriva a costare diversi euro per qualche ora di svago tra gli scaffali.
Per venire incontro alle esigenze di molti, alcune città italiane hanno offerto parcheggi gratuiti proprio in occasione dei saldi invernali 2015. Genova è una delle città che ha deciso di aderire all’iniziativa. L’assessore alla Mobilità Anna Maria Dagnino e l’assessore allo Sviluppo economico Emanuele Piazza hanno spiegato la loro decisione: “Questo intervento è un segnale per la città e per tutte le forze produttive che si sono rialzate dopo le alluvioni. Genova può essere città attrattiva e turistica anche per lo shopping”.
Un aiuto non da poco per incentivare all’acquisto e tenere testa alla crisi che ha colpito la città ligure in seguito alla catastrofe causata dal maltempo. L’iniziativa ha trovato il consenso dei commerciati rappresentatati da Enrico Malvasi, presidente di Fismo Confesercenti Genova: “Apprendiamo con piacere la decisione del Comune che segna un’inversione di tendenza. Finalmente, infatti, l’amministrazione adotta una misura a favore dei commercianti e della valorizzazione del centro cittadino. Perché se c’è un centro commerciale che vale la pena riscoprire è proprio quello “naturale” rappresentato dalle splendide strade e piazze della nostra città”.
Ma il comune di Genova non è l’unico che ha deciso di aiutare i commercianti già duramente colpiti dall’alluvione. La stessa felice sorte toccherà anche a commercianti e clienti del Comune di Santa Margherita Ligure. Ma Piombino, città toscana, non è da meno. Dal 3 gennaio fino al 24 gennaio, grazie alla mozione della consigliera del Pd Lorena Tommasi, sarà possibile parcheggiare sulle strisce blu gratuitamente nella fascia pomeridiana con sosta massima di 2 ore regolamentata da disco orario. L’iniziativa è stata estesa a tutta la regione Toscana.
“Credo sia una buona cosa per i cittadini e i commercianti – spiega la consigliera Pd Lorena Tommasi - sarà un incentivo in più nel prolungare positivamente la stagione delle vendite a seguito delle festività natalizie. Dato il carattere sperimentale dell’iniziativa, se questa risulterà aver portato un beneficio a favore delle attività commerciali, il prossimo anno verrà riproposto il periodo originario, a partire dall’8 dicembre, o addirittura confermato quello in attuazione”.
Ma non finisce qui. Anche il mese di Febbraio vedrà una riduzione dei costi del parcheggio con la prima mezz’ora gratuita. Un’altra delle regioni che ha deciso di promuovere i parcheggi gratuiti in occasione dei saldi invernali sono le Marche e più precisamente il comune di San Benedetto del Tronto. L’idea è stata proposta e sostenuta dall’assessorato alle attività produttive presieduto da Fabio Urbinati con l’appoggio di Pierfrancesco Morganti, presidente della Commissione Commercio. “Si tratta – ci spiegano – di un modo per incentivare l’arrivo degli acquirenti nelle zone commerciali della città per tentare di dare il via, con uno sprint maggiore, al 2015 dei negozi sanbenedettesi”.
L’iniziativa dei parcheggi gratis durante i saldi era stata avanzata negli anni scorsi dai commercianti di diversi comuni italiani. Pochi sono ancora quelli che hanno deciso di promuove questa agevolazione per i clienti dei negozi. Tra i primi comuni vi è Spoleto, città umbra in provincia di Perugia, cha ha sostenuto quest’idea in occasione dei saldi estivi del 2012. All’avanguardia di sicuro ma, sarebbe stato più produttivo se quest’attenzione fosse stata messa in atto anche negli anni successivi.
Ma una buona trovata è sempre gradita soprattutto se consente a cittadini e commercianti di rialzarsi dopo le difficoltà e, soprattutto, di venire fuori dal lungo e difficile periodo di crisi che da alcuni anni sta colpendo il nostro Paese.
Parcheggio in ospedale: si dovrebbe pagare meno?
Il parcheggio nelle aree a pagamento delle città italiane spesso ha costi davvero esorbitanti. Lo sanno bene quanti fanno uso del parcheggio sulle strisce blu per lasciare giornalmente le proprie auto per recarsi al lavoro. Una spesa che grava duramente sulle tasche dei nostri concittadini. Senza contare che, spesso, trovarne uno libero è davvero un’impresa non da poco.
Il parcheggio in ospedale: costi da capogiro
Quando, poi, dobbiamo lasciare in sosta un’auto presso un ospedale, magari per un’urgenza o anche solo per far visita a qualcuno ricoverato, la situazione si complica. I prezzi dei parcheggi presso queste strutture sono più alti di qualunque altro, forse proprio perché non si può evitare di utilizzarli. Quando ci si reca in ospedale, infatti, soprattutto per questioni gravi, si fa poca attenzione a quanto ci costa la sosta. Ed è proprio su questo che giocano i gestori del parcheggio in ospedale.
I prezzi standard di un parcheggio cittadino si aggirano intorno agli 80 centesimi di euro. Differenti sono le tariffe presso le strutture ospedaliere. I reclami sulla questione dei prezzi elevati di questi spazi di sosta, riservati ai pazienti ed ai parenti in visita, sono da tempo state presentate a chi di dovere senza, però, sortire alcun effetto di sorta.
Le polemiche sulla questione del parcheggio in ospedale restano aperte in molti comuni del Bel Paese. Ad esempio, di recente è stato approvato un nuovo contratto di appalto per il parcheggio dell’ospedale di Bolzano. La Hospital Parking, società vincitrice della gara, ha riconfermato il costo di 1,50 euro all’ora dei posti di sosta presso la struttura. Nessun cambiamento rispetto all’anno scorso nonostante le promesse fatte più volte.
Il prezzo vale anche per le frazioni di ogni ora. Per la sosta nel parcheggio di un’ora e cinque minuti il conto, dunque, resterà di 3 euro. Numerose le proteste di pazienti, familiari e sindacati. Vane anche le parole dell’assessore alla sanità Martha Stocker, che a più riprese aveva ribadito che giunta comunale avrebbe preso a cuore la questione. Nulla di fatto, i prezzi restano quelli nonostante sia stato fatto presente che quello di Bolzano è il parcheggio in assoluto più caro.
La Stocker dice: «Una parte di invalidi e malati cronici non paga ma posso capire che a molti pazienti e ai loro familiari questa tariffa possa sembrare eccessiva. Mi impegno nuovamente a fare una verifica con la Hospital Parking per capire se ci sono ancora i margini per non far pagare le frazioni orarie».
Ma Bolzano non è l’unica città sui cui cittadini gravano costi spropositati per il parcheggio presso gli ospedali. A Prato, però, sembrerebbe che l’amministrazione comunale abbia preso in mano la situazione. Infatti è stato deciso che verrà costruito un nuovo parcheggio presso l’ospedale cittadino. L’assessore alla salute Luigi Biancalani ha confermato:
“Sat e Ge.Sat – le aziende che attualmente gestiscono i parcheggio ospedalieri della città toscana – nell’incontro che abbiamo avuto a novembre aveva chiesto quindici giorni di tempo per prendere una decisione riguardo all’ abbassamento delle tariffe, è passato un mese e per noi la partita è chiusa. I tecnici sono al lavoro per trovare la soluzioni più idonea”. Una presa di posizione che si spera porti qualche frutto.
Sul web spopolano le petizioni dei cittadini che richiedo un occhio di riguardo sulle tariffe, almeno per quelle nei pressi delle cliniche pubbliche. Ci sono, poi, situazioni davvero straordinarie. A Pistoia, ad esempio, il parcheggio dell’ospedale della città è di fatto gratuito. Ma non perché lo sia per legge, ma esclusivamente perchè la macchinetta che fa i biglietti è guasta da tempo ed i vigili urbani, poiché il parcheggio è di proprietà dell’Asl, non possono multare quanti sostano senza il dovuto ticket.
Posti auto che comportano delle spese alla città abbandonati all’incuria. Capiamo bene che, come per il resto della città, anche in ospedale, per sopperire alle spese della comunità, sia necessario pagare un biglietto per la sosta. La questione, però, è perché questo deve essere maggiorato rispetto ai costi cittadini normali soltanto perché si trova vicino all’ospedale e la cittadinanza non può fare a meno di utilizzare. Sembra quasi che si voglia speculare su malati e parenti. Pagare il biglietto va bene ma ai costi di un normale parcheggio in città.
Posto sempre libero con l’abbonamento per il parcheggio
È da tempo, ormai, che parliamo della questione parcheggio e di quanto sia faticoso trovarne di liberi. Nonostante le varie idee promosse da diversi comuni italiani e non, come la creazione di parcheggi sotterranei ad esempio, il problema non sembra essersi risolto. Per alcuni, però, sembra che ci sia una luce alla fine del tunnel. Per gli abitanti di Bergamo sono stati messi a disposizione l’ abbonamento per il parcheggio della stazione autolinee.
Le città italiane offrono l’ abbonamento per il parcheggio
La città aveva offerto, per un periodo limitato, posti auto gratuiti nei pressi della stazione. Dal 1 dicembre, però, finisce il periodo di promozione ed entrano in vigore tariffe orarie ed abbonamenti: 50 euro l’abbonamento ordinario (dalle 6.30 alle 20.00), 40 euro l’abbonamento mensile convenzionato con il trasporto pubblico (dalle 6.30 alle 24.00).
Il parcheggio del Comune di Bergamo è gestito da ATB Mobilità ed offre 153 posti auto, di cui 3 riservati alle persone con disabilità e 90 agli abbonati. Sarà possibile acquistare gli abbonamenti esclusivamente online dal sito dal sito dell’azienda. Oltre al costo dell’abbonamento sarà richiesta una spesa supplementare di 10 euro al primo acquisto per la tessera elettronica. Dal 28 novembre, presentando la ricevuta dell’iscrizione e del pagamento, sarà possibile ritirare la propria tessera allo sportello della biglietteria della Stazione Autolinee.
Sarà possibile rinnovare l’abbonamento entro il giorno 25 del mese successivo secondo le modalità online descritte. Un’idea molto interessante anche se a goderne saranno soltanto i 90 più fortunati o più veloci, gli altri dovranno sperare di trovare almeno un posto libero in stazione. Ma Bergamo non è l’unica ad offrire ai propri cittadini tale servizio. L’abbonamento al parcheggio è divenuto, ormai, un servizio diffusissimo, soprattutto nel nord Italia.
Il comune di Milano, ad esempio, ha deciso di introdurre nuove forme di pagamento della sosta sulle strisce blu, l’abbonamento mensile e la tessera a scalare. L’abbonamento mensile sfrutta l’idea dei ben noti gratta e vinci. Basterà acquistare, grattare via le parti interessate (ambito di sosta, mese e anno) e scrivere il numero di targa del veicolo. Il contrassegno va esposto in modo visibile all’interno della vettura. L’abbonamento può essere ordinario, che ha validità per un singolo ambito di sosta tra quelli la cui tariffa oraria è di euro 0,80/ora. Il tagliando ha la validità di un mese ed è acquistabile al prezzo di 40 euro, presso le rivendite della propria zona o presso gli ATM Point.
Vi è poi l’abbonamento agevolato, anche questo ha validità per un singolo ambito di sosta indipendentemente, però, dal costo orario. Il prezzo mensile varia dai 25 ai 60 €. Mentre il precedente abbonamento è acquistabile da chiunque, questo è riservato ad alcune categorie specifiche:
-ai lavoratori turnisti.
-agli operatori locali
-ai lavoratori addetti ad esercizi commerciali e di somministrazione.
Anche la città di Cremona si è attrezzata. Sono previste tre differenti tariffazioni in base all’orario:
- una tariffa che copre la sosta per l’intera giornata
- una tariffa che copre la sosta per le ore del mattino (8,30 – 13,00)
- una tariffa che copre la sosta per le ore pomeridiane (15,00 – 19,00)
Il costo dell’ abbonamento mensile nella città lombarda è:
- per la sosta giornaliera: € 40,00
- per la sosta dalle 8,30 alle 13,00: € 25,00
- per la sosta dalle 15,00 alle 19,00: € 20,00
Seppur maggiormente presente nelle grandi città, soprattutto in settentrione, l’abbonamento per il parcheggio è un’iniziativa che ha sposato anche il comune di Bisceglie, in Puglia. L’abbonamento ha il costo di € 6,20 per un’intera settimana, valido dal lunedì al sabato, dalle 07.00 alle 20.00. Può essere ricaricato presso le casse automatiche, dopo aver acquistato la tessera Itinero in un qualsiasi ATM-Point, dal mercoledì alla domenica della settimana precedente a quella di utilizzo ed è riservato ai clienti in possesso di un abbonamento di trasporto ATM. Il prezzo per l’abbonamento trimestrale, invece, è di € 335.70, € 671,40 per il semestrale e € 1.343,00 per l’abbonamento annuale.
L’abbonamento per il parcheggio è un servizio che tutte le città italiane dovrebbero offrire. Quelle citate sono solo alcune di quelle che hanno pensato bene di permettere ai propri cittadini di risparmiare tempo avendo un posto “riservato”. Si spera che l’idea si diffonda a macchia d’olio e che sempre più comuni mettano a disposizione dei propri cittadini l’abbonamento per il parcheggio.
Area di parcheggio per camper Expo 2015
Il prossimo anno la città di Milano accoglie uno degli eventi mondiali più importanti, l’Expo 2015. In quest’occasione verranno promossi i prodotti tipici del nostro territorio e non solo. Migliaia di turisti affolleranno le strade del capoluogo lombardo per presentare e conoscere quello che la nostra terra ha da offrire non solo agli italiani ma anche a tutti coloro che decideranno di presenziare all’evento.
L’Expo 2015 crea un’area di parcheggio per camper
La città lombarda sarà il cuore dell’Expo come era accaduto negli anni passati a città come New York, Lisbona e Osaka. L’Expo Milano 2015 si terrà dal 1° maggio al 31 ottobre del 2015. Per l’occasionesaranno organizzati eventi per rilanciare le produzioni locali che da sempre tutto il mondo ci invidia. Durante i mesi dell’Expo sarà possibile partecipare a sfilate di moda, spettacoli legati alla cucina e presentazioni ed assaggi di prodotti tipici, mostre e eventi di architettura, scienza, innovazione, tecnologia, sport e gare di diverse discipline, musica e concerti e tanto altro.
La città fornirà attrezzature per accogliere i numerossissimi turisti che si previsto visiteranno i padiglioni allestiti per l’occasione. Alberghi, ristoranti, B&B si stanno preparando ma, per chi decidesse di raggiungere la città in camper, come si è preparata Milano? Ci hanno pensato le associazioni degli imprenditori che operano nel settore al fianco di tre federazioni che rappresentano i campeggiatori a far presente al Comune, Provincia e Regione Lombardia la necessità di strutture in grado di accogliere al meglio i camperisti che visiteranno Milano in quei mesi.
Di recente è stato organizzato un meeting che ha visto l’ APC rappresentata da Gianni Brogini, il direttore marketing dell’Associazione Produttori Caravan Camper. È stato comunicato che, al momento dell’incontro, a Milano c’era una grave carenza di infrastrutture d’accoglienza. Il capoluogo, infatti, era molto indietro per quanto riguarda l’accoglienza dei turisti en plein air e la presenza di aree attrezzate e di sosta. Era presente anche Luigi Boschetti, presidente di Promocamp Italia, che ha rivolto la sua attenzione sul fatto che le piazzole per caravan e camper oggi disponibili siano soltanto 250. Le stime, i cui calcoli sono ampiamente condivisi dalle associazioni del settore, prevedono che potrebbero partecipare a Expo 2015 circa 250.000 camper, in media 1300 al giorno.
Una soluzione sarebbe potuta essere individuata sfruttando una serie di aree già attrezzate e che necessitano di pochi interventi, insieme al sostegno economico dell’imprenditoria privata. La città di Milano, quindi, ha bisogno di attrezzarsi e di farlo in fretta, hanno fatto notare i partecipanti all’incontro. La risposta della città di Milano non si è fatta attendere. Nonostante il calendario è fittissimo, la Giunta comunale è stata in grado, in breve tempo, di approvare il progetto definitivo di realizzazione di un’area di sosta per i camper all’interno del parcheggio “Caio Mario”, davanti alla Fiat Mirafiori, tra corso Unione Sovietica e corso Agnelli.
La decisione è stata presa proprio in seguito alle segnalazioni fatte dagli addetti al settore. Ad occuparsi della sistemazione della aree di sosta e parcheggio per camper e caravan sarà la GTT che è già impegnata nella gestione del parcheggio e che ha elaborato il progetto. L’idea prevede la disposizione del 40% degli attuali 28 mila metri quadrati di superficie da adibire a parcheggio per camper Expo 2015. Si prevede che potranno essere ospitati 57 camper, lasciando ben 460 post per le automobili.
I costi previsti per la realizzazione is aggirano intorno ai 625 mila euro per i seguenti lavori: sostituzione del sistema di automazione, realizzazione di bagni e docce e di uno spazio con distributori automatici a disposizione dei turisti. Le tariffe saranno alla portata di tutti. Da Maggio a Luglio i costi per la sosta saranno di 8 euro per 12 ore e 10 euro per 24 ore. Non si potrà però occupare il parcheggio messo a disposizione per un tempo superiore alle 72 ore, per consentire a tutti di godere del servizio. L’Expo Milano 2015 è un evento da non perdere e la città lo sa bene per questo si è attrezzata al meglio per accogliere chiunque abbia intenzione di conoscere di persona tutto ciò che il Bel Paese può offrire. Per cui, munitevi di camper e visitate Milano da Maggio a Ottobre, vedrete un’Italia che non avete mai visto prima.
Parcheggio in tutte le lingue del mondo
Di certo il termine inglese parking è universalmente conosciuto ma ogni paese usa una parola diversa per nominare quello che in italiano chiamiamo parcheggio. La questione del parcheggio è un argomento molto spinoso per molti, qualunque sia la città in questione. C’è chi si è attrezzato con parcheggi sotterranei, chi con parcheggi da migliaia di posti ma, ormai trovare un parcheggio è uno dei problemi con cui deve fare i conti qualsiasi autista.
La parola parcheggio in tutte le lingue del mondo.
Quindi che vi troviate nel vostro paese o che siate in viaggio in qualche parte del mondo, la parola parcheggio, ne siamo certi, sarete costretti ad usarla spesso. Certo, parking è quella più usata e di certo in qualunque posto vi troviate di certo,usandola, riuscirete a farvi capire. Ma come si dice “parcheggio” in thailandese, ad esempio? O in peruviano? Impariamo come si pronuncia parcheggio in tutte le lingue del mondo.
In afrikaans: parkering In albanese: parking In arabo: موقف سيارات In armeno: կայանում In azero: park In basco: parking In Bengalese: পার্কিং In bielorusso: паркоўка In bosniaco: parking In bulgaro: паркинг In catalano: aparcament In cabuano: parking In ceco: parkoviště In chichewa: magalimoto In cinese: 停车 In coreano: 주차 In creolo: pakin In croato: parkiranje In danese: parkoviště In ebraico: חניה In esperanto: parkado In estone: parkimine In filippino: paradahan In finlandese: pysäköinti In francese: parking In galiziano: aparcamento In gallese: parcio In georgiano: პარკირების In giapponese: 駐車場 In giavanese: parking In greco: στάθμευση In gujarati: પાર્કિંગ
| In hausa: filin ajiye motoci In hindi:पार्किंग In hmong: chaw nres tsheb In igbo: na-adọba ụgbọala In indonesiano: parkir In inglese: parking In irlandese: páirceála In islandese: bílastæði In kannada: ಪಾರ್ಕಿಂಗ್ In kazako: көлік тұрағы In latino: raedam In lettone: autostāvvieta In lituano: automobilių stovėjimo aikštelė In macedone: паркинг In malagasy: fijanonana In malese: Tempat letak kereta In maltese: ipparkjar In maori: waka In marati: पार्किंग In mongolo: машины зогсоол In nepalese: पार्किंग In norvegese: parkering In olandese: parkeergelegenheid In persiano: پارکینگ In polacco: parking In portoghese: estacionamento In rumeno: parcare In russo: парковка In serbo: паркирање In sesto: paka
| In slovacco: parkovisko In sloveno: parkirni prostor In somalo: parking In spagnolo: aparcamiento In sudanese: parkir In svedese: parkering In swaili: maegesho In tagiko: таваққуфгоҳи In thailandese: ที่จอดรถ In tamil:பார்க்கிங் In tedesco: Parkplatz In turco: park In ucraino: парковка In ungherese: parkolás In usbeco: mashinalar In vietnamita: đậu xe In zulu: yokupaka
|
Le lingue che vi abbiamo proposto sono tantissime e siamo sicuri che sarete riusciti a trovare quella di cui avete bisogno. Con questa chiara tabella potrete destreggiarvi senza problemi in qualsiasi parte del mondo vi troviate e riuscire con semplicità ad affrontare il tema del parcheggio. Ma, se proprio il posto che visitate non rientra tra quelli da noi indicati, parking è il termine universale, usate quello.
Sensori di parcheggio: cosa sono e a cosa servono
Il parcheggio, ne abbiamo parlato, è una delle manovre più difficili che un autista si trova a dover compiere giornalmente. La scuola guida aiuta insegnandoci le manovre giuste per poterlo fare al meglio. Esistono anche dei simpatici parking games che ci permetto di fare pratica. Ma, le lezioni a volte non basta. Ci si può trovare in situazioni davvero complicate. Spazi ridottissimi tra due auto, dissuasori di parcheggio a pochi centimetri, barriere a distanze proibitive, sono solo alcuni esempi di quello che si può trova nella giungla cittadina quando si è in cerca di un posto auto.
I sensori di parcheggio, l’optional che ti aiuta nelle manovre
oPer venire incontro alle esigenze degli autisti, alcune case automobilistiche hanno fornito i loro mezzi di sensori di parcheggio. Delle spie sonore che ci agevolano le manovre. Anche un semplice urto può portare danni seri alla nostra auto e all’oggetto che abbiamo “toccato”. Per questo avere un’auto con sensori di parcheggio può essere una vera manna dal cielo sia per l’auto che per il nostro portafogli. L’idea di creare delle spie che ci segnalassero quando ci stiamo avvicinando troppo ad un oggetto con la nostra automobile è venuta ai due italiani Massimo Ciccarello, ingegnere, e Ruggero Lencia, architetto.
Il brevetto per invenzione industriale n. 1196650 fu presentato a Roma al Ministero dell’Industria del Commercio e dell’Artigianato il 13 dicembre 1984. Secondo le intenzioni dei creatori l’oggetto in questione era uno strumento ad onde ultrasoniche in grado di calcolare e visualizzare la distanza intercorrente fra il veicolo sul quale esso è installato e l’ostacolo a lui frontalmente più vicino. Hanno la forma circolare e le dimensioni ridotte di circa 1 centimetro di diametro.
Oggi i sensori di parcheggio sono in dotazione per alcuni modelli di automobile ma, se se ne sente la necessità, è possibile istallarli su un auto già di proprietà. Si vendono on line kit per l’istallazione facilissimi da usare ma, è sempre meglio rivolgersi a qualcuno che fa questo di mestiere. Ma come funzionano di preciso i sensori di parcheggio? I sensori vanno inseriti sui paraurti, anteriore e posteriore, dell’automobile o di qualunque altro mezzo, sia esso un camion o un furgone.
Questi sensori emettono onde ultrasoniche o elettromagnetiche, come fanno alcuni sensori di parcheggio di ultimissima generazione. Questi intercettano l’ostacolo ad essi più vicino e inviano le informazioni a una scheda elettronica, il controller, installata all’interno del veicolo stesso. Il controller elabora le informazioni e le trasmette a un altoparlante che emette bip intermittenti con intensità e frequenza variabile per dare l’idea della variabilità della distanza e dell’approssimarsi del contatto. Un variante è quella in cui i sensori non comunica tramite suoni ma tramite alcune luci a led, anche queste istallate all’interno dell’abitacolo del veicolo.
In questo modo, quando state effettuando una manovra, la vostra auto vi avviserà quando fermarvi prima di fare qualche danno. Negli anni il sistema dei sensori di parcheggio si è evoluto. Numerose modifiche e migliore sono state fatte, soprattutto da aziende statunitensi. Di recente è nato una nuova versione dei più “primitivi” sensori: un unico sensore in alluminio molto simile a del comune nastro. Questo va attaccato al retro del paraurti e collegato alla centralina che svolge la sua solita funzione, cioè segnalare l’avvicinamento di qualsiasi ostacolo in un ristretto campo di rilevamento. La centralina va collocata nel portabagagli ma, è davvero di dimensioni ridotte.
Questa elabora e controlla la segnalazione di prossimità inviando il segnale alla parte sonora dell’impianto, anche questa davvero piccolissima, poco più di una moneta. Questo nuovo modello di sensori di parcheggio è invisibile e può essere installato senza dover forare il paraurti o apportare lavori extra all’auto. Ormai, quindi, esistono modelli davvero per tutti. I costi posso variare da poche decine di euro per la versione basic fino a 100 euro ed oltre per i modelli più elaborati. Per questo consigliamo di munire la vostra auto o il vostro mezzo di questa nuova tecnologia, economica e di facile montaggio. Riuscire a parcheggiare velocemente e bene, senza l’aiuto di qualcuno che vi indichi dall’esterno le manovre giuste da effettuare, è una comodità da non sottovalutare.