Le cinture di sicurezza, storia ed evoluzione

 

Forse per qualcuno può sembrare strano ma vi sono stati tempi in cui le cinture di sicurezza non erano obbligatorie ed addirittura le auto non ne erano nemmeno dotate. Non stiamo parlando di tantissimo tempo fa, ma solo di una quindicina di anni, molti lo ricorderanno. Infatti, solo di recente, ci si è resi conto che questo strumento consente in molti casi di salvarci la vita. Nonostante questo, sono ancora molti quelli che non ritengono opportuno utilizzarla incorrendo non solo nel rischio di farsi del male in caso di incidente, soprattutto se si tende a superare i limiti di velocità, ma anche in quello di incappare in multe anche molto salate.

Le cinture di sicurezza, il dispositivo che ci salva la vita

cinture di sicurezzaCome funzionano le cinture? Sono un meccanismo di sicurezza installato all’interno dell’abitacolo di tutti i veicoli ed hanno l’obiettivo di trattenere il corpo legato al sedile in caso di urto. Solo così, quando l’impatto è particolarmente forte, si è protetti dal colpo contro le parti interne dell’auto, come il volante, o addirittura dall’essere sbalzati fuori dall’abitacolo. Insieme all’airbag sono il dispositivo più importante per la sicurezza dell’automobilista. Un’invenzione fondamentale che risale all’inizio del secolo scorso. Nel 1903 Gustave Desirè Lebeau depositò il brevetto di “bretelle” di sicurezza. All’epoca, però, furono valutati elevati i rischi di soffocamento e, viste le velocità non altissime raggiunte dai veicoli, non si rivelò ancora necessario un accorgimento di questo tipo, tanto che l’idea di inserirle sui veicoli venne accantonata.

Soltanto 40 anni dopo fu messa in commercio la prima autovettura dotata di cinture di sicurezza, la Tucker Torpedo. Nel 1957 le cinture di sicurezza fecero il loro ingresso nelle gare automobilistiche, dove la velocità elevata era un serio rischio per i piloti. Anche in questo caso, però, non prese piede l’idea di una fascia che fissasse il conducente al sedile e vennero utilizzate solo nei test di prova. I risultati furono talmente incoraggianti che nel 1960 le cinture di sicurezza divennero di serie nelle auto. Le prove fatte sul campo, infatti, come aveva previsto il suo inventore, dimostrarono la riduzione del rischio di impatto con il volante in caso di incidente o di brusca frenata.

La prima nazione a dichiarare le cinture di sicurezza obbligatorie per legge fu l’Australia nel 1971, a cui seguirono i francesi nel 1973 e poi, nel 1975, lo Stato del Massachusetts negli Stati Uniti d’America. Noi italiani ci siamo adeguati molto più lentamente. A partire dal 15 giugno 1976 secondo quanto stabilito dall’articolo 72, comma 2 del Codice della Strada, e poi dalla Circolare D.G. n. 76/77 del 9 dicembre 1977, furono resi obbligatori gli attacchi delle cinture di sicurezza all’interno delle automobili. Queste divennero obbligatorie solo nel 1988 tramite la legge 111 del 1988, limitandone l’obbligo d’uso solo per i posti anteriori. Dal 14 aprile 2006, per legge, chiunque deve indossare le cinture di sicurezza, sia che sia conducente che passeggero. Dal 30 luglio 2010 questo vincolo è stato imposto anche a quadricicli leggeri, detti anche minicar, gli autobus, camion, e a qualunque veicolo dotato di cinture di sicurezza.

Non tutti, però, sono d’accordo sulla reale utilità delle cinture di sicurezza. Si ritiene che, in alcuni casi, le cinture potrebbero impedire di abbandonare il veicolo in caso di emergenza, per esempio in caso di incendio del mezzo, di sommersione o di un’altra condizione nella quale diventa necessario per la propria salvezza abbandonare immediatamente il veicolo. Non si tiene in considerazione, però, il fatto che la funzione delle cinture di sicurezza non è solo quello di assicurare il corpo al sedile per evitare impatti violenti, ma dispongono il corpo del guidatore e del passeggero nella posizione giusta affinché l’impatto di esso contro l’airbag avvenga nella modalità più indicata. Senza contare che, nel caso di chi è seduto dietro, evita l’impatto di eventuali passeggeri posteriori contro chi occupa la parte anteriore del veicolo.

Le cinture di sicurezza, secondo quanto stabilito dal Codice della Strada, sono composte da:

  • le cinghie: elementi flessibili e morbidi che hanno il compito di trattenere il corpo degli occupanti. Sono costituite da una trama di fili di polimerici intrecciati e con i bordi smussati in modo da non graffiare che le utilizza;

  • il riavvolgitore: è quell’elemento che permette alla cinghia di srotolare fino alla lunghezza desiderata e di bloccarla in caso di estrazione rapida come nei casi di accelerazione, frenata, urto o curva;

  • il regolatore: è l’accessorio delle cinture che ne consente la regolazione in altezza;

  • gli ancoraggi: sono i punti di attacco sulla struttura del veicolo, ai quali vengono fissate le cinture;

  • l’anello oscillante: consente di fissare la cintura che vi passa dentro l’ancoraggio. È generalmente realizzato in acciaio con una copertura in plastica;

  • la linguetta di chiusura: è un semplice strumento che serve a facilitarne il fissaggio;

  • la fibbia di chiusura con pulsante di sganciamento o “ramo fibbia”: è il dispositivo di allacciamento e slacciamento rapido che lega le cinture al punto di ancoraggio del veicolo.

  • Il pretensionatore: è un dispositivo generalmente pirotecnico che, facendo esplodere una piccola carica in caso di urto, spinge un pistoncino che riavvolge la cintura o tira la fibbia. Una volta entrato in funzione il pretensionatore, questo non è più riparabile e dev’essere sostituito.

cinture di sicurezzaQuesti sono gli elementi che compongono la cintura di sicurezza che, per essere a norma deve essere del tipo approvato ed avere il marchio di omologazione secondo le normative stabilite dal Ministero dei Trasporti. Detto questo esistono differenti tipi di cinghie di sicurezza che si possono utilizzare a norma di legge e sono:

  • subaddominale o a “due punti”: che fascia solo il bacino ed è dotata di due punti di ancoraggio. Sono quelle generalmente realizzate per chi occupa il posto centrale posteriore o quello centrale anteriore se il veicolo ne è dotato;

  • diagonale: questa tipologia di cinture fascia obliquamente il torace e sono dotate di due punti di ancoraggio. Esse sono quelle classiche dei sedili posteriori laterali;

  • a tre punti: è la più diffusa nelle automobili e furono inventate nel 1959 dal tecnico Volvo Nils Bohlin. Sono composte da una cintura subaddominale e da una diagonale. Oggi le troviamo sia sui sedili anteriori che su quelli posteriori;

  • a bretella: costituita da una cintura subaddominale e da due bretelle. Le cinture a bretella vengono utilizzate su autoveicoli da competizioni come la auto da rallye auto da Formula 1, ma anche per il trasporto specifico di persone in determinate condizioni fisiche.

Ormai chiunque guidi un’auto in Italia è costretto, per legge, ad indossare le cinture di sicurezza. Da quando, poi, è stata introdotta la patente a punti il conducente ed anche il passeggero che non le indossano correttamente vengono multati di ben 80 euro e si vedono decurtare ben 5 punti dalla patente, che salgono a 10 se la si è ottenuta da meno di tre anni. Nel caso in cui si compia la stessa infrazione nel biennio successivo alla prima, si incappa nella sospensione della patente per un periodo compreso da 15 giorni a due mesi.

Senza contare che in caso di incidente con danni alle persone, il conducente che non ha obbligato il proprio passeggero ad indossare le cinture risponde del reato di lesioni aggravate o di concorso in omicidio colposo.

In Italia, però, esistono delle categorie che sono esonerate dall’utilizzo delle cinghie. Queste sono:

  • le forze di polizia, gli addetti ai servizi di soccorso sanitario e di antincendio, nell’espletamento di una missione di emergenza;

  • gli istruttori di guida, nello svolgimento delle funzioni previste;

  • le persone affette da particolari patologie per le quali le cinture siano controindicate. La condizione deve essere certificata dalla Azienda sanitaria locale che riporterà la durata di validità;

  • gli occupanti di auto sprovviste, fin dall’origine, di attacchi per le cinture;

  • gli appartenenti a servizi di vigilanza privata legalmente riconosciuti, che effettuano scorte;

  • i conducenti di auto storiche immatricolate prima del 15 giugno 1976.

 

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