Parcheggio irregolare è violenza privata
Possedere un’auto è comodo e ci consente di spostarci con velocità da un posto all’altro senza dover sottostare agli orari dei mezzi pubblici o dei treni. Basterà uscire di casa, aprire l’auto, avviarla e guidare fino alla nostra meta. Niente di più facile ed, inoltre, il tutto può essere allietato da della buona musica scelta appositamente da noi. Una volta giunti a destinazione ci troviamo di fronte al dramma: dove parcheggiare? Trovare uno spazio libero, anche un parcheggio sulle strisce blu, non chiediamo poi così tanto, è un’impresa ardua.
Il parcheggio irregolare è a rischio denuncia per violenza privata.
Soprattutto nelle zone del centro cittadino dove il traffico è spesso congestionato e dove posti auto liberi non se ne trovano. Ad aggravare la cosa vi è una recente sentenza che potrebbe far sorridere alcuni e tremare altri: la sentenza n.32730 del 23 luglio 2014 la Corte di Cassazione stabilisce che parcheggiare l’auto bloccando ad altri l’unica via d’uscita esistente costituisce fattispecie di reato. Emessa da poco più di un mese, la sentenza in questione è già al centro di numerose polemiche.
Infatti, viene chiarito, si tratta nel dettaglio del reato di violenza privata di cui all’art. 610 del codice penale commesso da chi ostruisce il passaggio ad un’altra auto, impedendole di uscire o entrare in una determinata area. Il reato di violenza privata è quel reato commesso da chi pone in essere qualunque condotta violenta o minacciosa che costringa altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa. In questo caso, può considerarsi violenza privata, costringere qualcuno a richiedere l’intervento dei vigili urbani per rimuovere un mezzo che ostruisce l’uscita o l’entrata della nostra automobile.
La sentenza ribadisce un concetto già in precedenza espresso dalla Suprema Corte secondo il quale privare coattivamente, con qualsiasi mezzo, la libertà di determinazione e di azione di una persona, costituisce violenza privata penalmente sanzionata. Tra questi mezzi idonei può esserci anche l’autovettura, che venga impiegata per impedire ad altri di accedere al proprio fondo. La stessa Suprema Corte sostiene che: “La condotta di chi posiziona il proprio veicolo all’imbocco dell’unica via di uscita da un fondo non fa che precludere la libertà di transito di un altro soggetto e, quindi, ne limita il diritto di spostamento“.
Naturalmente non è che ogni qual volta abbiamo difficoltà ad uscire da un parcheggio o troviamo davanti al nostro garage, debitamente munito di passo carraio, un mezzo parcheggiato scatta la denuncia di violenza privata, chiariamolo. Sono necessarie delle condizioni specifiche.
Un tra tutte è quella che per poter denunciare l’automobilista è necessario che questi abbia agito con dolo, ossia con coscienza e volontà. Cioè è fondamentale che la volontà dell’autista fosse quella di impedirci di uscire dal garage non semplicemente quella di trovare velocemente un posto dove lasciare l’auto per qualche minuto.
Non è però necessario che il comportamento illegale venga attuato con la precisa intenzione di arrecare uno specifico danno alla persona offesa, basta che l’autore del reato avesse la consapevolezza di bloccare il passaggio e, soprattutto, che il luogo del parcheggio fosse l’unica via di uscita. Soltanto nel momento in cui sia affettivamente dimostrabile la cattiva intenzione del parcheggiatore fuorilegge, cioè che questi voleva intenzionalmente bloccare il nostro mezzo, si potrà procedere alla denuncia.
Altre sentenze si sono espresse seguendo la stessa direzione, la n. 21779/06 e n.603/11, dove si afferma che: integra il reato di violenza privata, di cui all’art.610 c.p., la condotta di colui che, avendo parcheggiato l’auto in maniera da ostruire l’ingresso al garage condominiale, si rifiuti di rimuoverla nonostante la richiesta della persona offesa”.
O ancora quella dalla Corte d’Appello di Catanzaro che definisce la violenza privata come la condotta di colui che parcheggia la propria autovettura in modo tale da bloccare il passaggio impedendo alla parte lesa di muoversi (…) il requisito della violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione ed azione.
Tutti d’accordo, quindi, che parcheggiare male e nel posto sbagliato oltre a farvi correre il rischio di beccarvi una multa anche molto salata, con eventuale perdita di punti sulla patente, potrebbe trascinarvi in tribunale e vedervi costretti a difendervi dall’accusa di violenza privata dei confronti di colui a cui è stata impedita l’uscita a causa del vostro parcheggio selvaggio. Fate molta attenzione!