Storia di un marchio: BMW
I veri appassionati di auto amano conoscere ogni dettagli della storia del marchio che amano. Ci siamo occupati della Fiat, dell’Alfa Romeo e dell’Audi. Oggi vogliamo parlarmi di un altro grande nome del settore automobilistico: la BMW. La sigla sta per Bayerische Motoren Werke che possiamo tradurre in fabbrica bavarese di motori. Infatti, la BMW è un’azienda tedesca produttrice di auto e moto con sede proprio a Monaco di Baviera.
Conosciamo meglio la storia della BMW
La BMW nasce il 21 luglio 1917, durante prima guerra mondiale. Fu proprio grazie alle richieste militari che l’azienda bavarese crebbe e si ingrandì. Ecco, quindi, che venne creato uno stabilimento nei pressi dell’aeroporto militare di Oberwiesenfeld di Monaco, dove fino al 1918 si fabbricarono motori per aerei militari. Con la fine del conflitto che coinvolse molti paesi del mondo, la BMW, il 13 agosto 1918 si trasformò in società per azioni, finanziata in parte dal consigliere commerciale italiano Camillo Castiglioni. La direzione tecnica dell’azienda fu affidata all’amministratore della GmbH, l’ingegnere e architetto Franz Josef Popp.
Le cose cambiarono quando, conclusosi il conflitto mondiale e stipulato il patto di Versailles del 1919, il Regno di Baviera si trovò accorpato alla Repubblica di Weimar, alla quale fu proibita la costruzione di aerei, bloccando così la produzione della Bmw. Cosa farne, allora, dei macchinari e delle conoscenze tecniche acquisite in campo meccanico? Popp decise di reindirizzare la produzione verso i settori motociclistico e nautico. Il compito di progettare un propulsore per motocarro e imbarcazione fu affidato a Friz mentre della realizzazione di un motore per moto se ne occupò il capo officina Martin Stolle.
Per ampliare i propri orizzonti la BMW acquisì la licenza di produzione della Austin Seven, un’auto inglese, che funsero da base per le prime automobili prodotte con il marchio Bmw. Questo accadeva nel 1929. Alcuni anni dopo la produzione si rivolse ad una clientela pi benestante creando e producendo modelli di lusso come la BMW 320 e la 326. Ma, lo scoppio della seconda guerra mondiale, portò nuovi cambiamenti per l’azienda tedesca. Adolf Hitler, infatti, commissionò alla BMW la produzione di numerosi veicoli militari come la R75. La guerra e soprattutto i detenuti dei campi di sterminio e le SS fornirono manodopera per le fabbriche di Eisenach, Abteroda, Neunkirchen ed Allach della BMW.
Conclusosi il conflitto mondiale, l’azienda deve farsi carico di un rimodernamento degli impianti riconvertendoli dalla produzione militare a quella civile. Queste modifiche forno necessarie vista l’imposizione degli Stati Uniti di non tornare a produrre motori per aerei, per evitare un possibile riarmo tedesco. La BMW si dedica alle motociclette ma questo, economicamente, non risolleva l’azienda. Ciò che si ritenne necessario fu un ritorno alla produzione di auto. Un compi arduo considerato che le autorità sovietiche presidiarono la zona orientale della Germania, zona comprendeva la città di Eisenach, dove l’azienda bavarese costruiva i propri mezzi.
Ecco che entrarono i gioco i legali che, dopo una difficile causa, riuscirono a permette alla BMW di costruire automobili presso lo stabilimento n questione, ma sotto un altro marchio. Fu così che nacque la EMW, Eisenacher Motorwerke. Proprio durante questo periodo di transizione venne prodotta, anche se con scarso successo, la BMW 340, commercializzata prima come BMW e poi con il marchio EMW. Lo scarso riscontro del pubblico mise a dura prova la situazione economica della BMW, molti investimenti e poche entrate non potevano mantenere in piedi ancora a lungo la casa automobilistica.
Si sperava che un ritorno a Monaco potesse essere di auto ma un nuovo insuccesso era alle porta. Nascono alcuni modelli come la roadster BMW 507 ma le scarsissime vendite costrinsero gli amministratori a prendere provvedimenti: la produzione di vetture di fascia alta venne sospesa per dedicarsi a veicoli più commerciali e più vicini alla clientela economicamente provata del dopoguerra. La scarsità di mezzi costrinse gli imprenditori BMW ad acquistare un modello già esistente. Quello scelto fu l’auto italiana Iso Isetta, una piccola auto dalla forma ad uovo che aveva riscosso davvero poco successo nel suo paese di nascita.
Contro ogni aspettativa l’auto, ora prodotta sotto il marchio BMW, ebbe un notevole riscontro in Germania e permise all’azienda di iniziare a risalire la china dove la guerra e le difficoltà economiche l’avevano relegata. Ma il miracolo era ben lungi dal realizzarsi. Nonostante il recente successo della Iso Isetta, la BMW navigava ancora in cattive acque. L’unica soluzione fattibile per i vertici dell’azienda per poterla salvare fu accettare l’offerta di acquisto della Daimler-Benz. Il 9 dicembre 1959 il magnate tedesco Herbert Quandt diventa azionista di riferimento della BMW ed ancora oggi la famiglia Quandt controlla l’azienda.
Grazie al nuovo assetto aziendale, la BMW inizia a riscuotere i primi veri successi grazie alla BMW 700, una vetturetta di fascia medio-bassa. Dopo la BMW 700 fu lanciata la BMW 1500, primo modello della serie Neue Klasse, a cui si sarebbero poi ispirati i modelli della Serie 02. Il successo fu tale che la casa automobilistica tedesca vide necessaria la ricerca di un nuovo stabilimento che consentisse di stare dietro alle incessanti richieste ed aumentare, quindi, i ritmi di produzione. Ma notevoli passi avanti furono fatti quando, 1966, la BMW rilevò per intero il marchio tedesco della Glas, ditta che si occupava della produzione di vetture di fascia bassa e media.
Nell’accordo stipulato, si stabilì che la Glas avrebbe continuato a costruire autovetture ma con il marchio BMW. Insomma, la Glas sarebbe esistita solo come fornitore di scocche da equipaggiare con meccanica BMW. Il primo modello nato nel periodo BMW-Glas fu la 1600 GT, una coupé di fascia medio-bassa, un mix tra un modello ispirato alle precedenti Glas 1300 e 1700 GT, ma con motore BMW da 1.6 litri. Ancora una volta, però, la BMW dovette fare i contri con uno scarso riscontro sulla clientela e, per questo, accordo fu rotto ed il marchio Glas fu cancellato e lo stabilimento di Dingolfing fu smantellato e ricostruito secondo le esigenze della BMW.
Le cose migliorarono tra gli anni 30 ed 80 quando la BMW consolidò il suo marchio sul mercato delle automobili grazie a modelli come la Serie 5 e la Serie 3. Le cose andavano tanto bene che, negli anni 70, nacquero due aziende legate da sempre alla BMW: la prima è la BMW Motorsport, divisione sportiva della Casa, la seconda azienda fu la Alpina, un marchio a sé specializzato nella produzione di BMW di lusso e con motori più prestanti. Nel 1994 l’azienda tedesca acquisì il Gruppo Rover dalla British Aerospace e lo gestì fino al 200, quando venne smembrato e la Land Rover fu venduta alla Ford, la BMW trattenne solo Mini.
Nel 2003 inizia la produzione di auto con il marchio inglese Rolls Royce e nel 2006 inizia la collaborazione tra gruppo BMW e il gruppo PSA per lo sviluppo dei motori benzina di cui sono dotate le Mini e diversi modelli della Peugeot. Ma parliamo del logo della BMW che ha sempre destato dubbi interpretativi che speriamo di riuscire a sciogliere. Il marchio rappresenta un cerchio il cui interno è diviso in quattro parti colorate due di bianco e due di azzurro. Attorno al cerchio spicca il nome della casa automobilistica. Pochissime variazioni ci sono state nel corso degli anni.
Ma cosa indica il logo? Secondo alcuni derivava dell’elica di un aeroplano che si muove su un cielo azzurro in riferimento alle origine dell’azienda che si occupava della produzione di motori per aerei. Ma, pare, che questa interpretazione non sia quella corretta. Secondo un articolo del New York Times il simbolo non è altro che un omaggio alla Baviera, patria della Bmw.La bandiera bavarese, infatti, è a scacchi bianchi ed azzurri e la Bmw ne avrebbe riprodotto una piccola parte aggirando, così, una legge tedesca, che vietava di usare simboli nazionali in un marchio commerciale.