Da Napoli alla Sicilia: seconda tappa Enna
Reportage di viaggio di Simona Letizia Ilardo
Ci sembra d’inseguire il sole percorrendo l’autostrada A19 Catania-Palermo dirette ad Enna, un’autostrada in fiore, grazie agli oleandri ai lati della strada che regalano la sensazione di percorrere viali di un giardino.
Buon viaggio canta in radio Cesare Cremonini…
…per quanta strada ancora c’è da fare, amerai il finale! Sì, siamo sicure che sarà un buon viaggio anche per noi.
Percorsa più della metà della strada, da Dittaino, quando inizia la salita, decidiamo di abbandonare la strada “comoda” e di proseguire per il percorso interno, quello che, sebbene meno rapidamente, ci condurrà a destinazione attraversando campi di grano già mietuto che sono ancora colorati dell’oro intenso delle messi mature; i campi che profumano di terra arsa, calda e di fieno. Ancora una volta nuovi colori e nuovi aromi per noi in questo viaggio siciliano sempre più sensoriale.
Con la nostra auto ci sembra di solcare le praterie, come in un film, sempre immerse nella nostra avventura, affascinate dal paesaggio circostante. Poi un’emozione improvvisa mi rapisce: la vedo, in alto, arroccata su se stessa ed al tempo distesa come se fosse un’elegante dama. Ci siamo quasi, lassù Enna!

Meno agevole il percorso, ma quanta natura. Storicamente la Sicilia e, soprattutto il cuore dell’isola, è conosciuta come il granaio di Roma ai tempi di Cesare imperatore. Ciò che colpisce adesso è che il monte su cui sorge la città è tutto verde e, salendo, anche qui, sono i fiori coltivati ma dall’aspetto selvaggio che accolgono il visitatore. Enna, umbilicus Siciliae, centro geografico di quest’isola Signora, Urbs Inexpugnabilis per i romani, Belvedere di Sicilia grazie ai suoi splendidi panorami, capoluogo di provincia più alto d’Italia con i suoi quasi 1000 metri di altitudine. Questo è la città di Enna per tutti, per me è “solo” la mia città, “solo” una parte del mio cuore.
Sei tu la mia città cantano i Negramaro ed io con loro:
La città ci accoglie nella sua veste migliore quella che indossa nei giorni dedicati alla festa della Madonna della Visitazione, santa patrona di Enna, che si festeggia il giorno 2 di luglio. Luminarie e fiori, questo il suo modo di ricevere il visitatore e per noi, in più, c’è l’affetto colmante, intenso, degli amici con cui abbiamo diviso e condiviso splendidi anni e che sono sempre pronti ad accoglierci, pronti a regalarci il loro tempo, pronti per quello scambio di energia, sensazioni e ricordi che è un po’ tipico della popolazione siciliana, vera ricchezza di questa isola. Isolani di grande accoglienza, questo loro sono, innanzitutto. Tante e grandi le emozioni. Sapevamo che sarebbero stati questi i momenti più intensi del viaggio e non abbiamo fatto altro che abbandonarci alla magia.
Il nostro primo risveglio ennese risuona del garrire delle rondini nel cielo azzurro; “Aprono le ali, scendono in picchiata atterrano meglio di aeroplani, cambiano le prospettive al mondo, voli imprevedibili ed ascese velocissime, traiettorie impercettibili, codici di geometria esistenziale”, così canta Battiato in una sua celebre canzone, credo abbia trovato ispirazione guardando il volo di queste rondini nel cielo azzurro. Complice la nostra automobile agile e scattante sono in grado di percorrere le innumerevoli stradine di Enna alta – la zona più antica della città – così ricca di storia e monumenti. Iniziamo il nostro percorso di riscoperta dalla sommità: la rocca di Cerere ed il Castello di Lombardia. Monumenti che, insieme alla Torre di Federico sono i più rappresentativi della città. Una tappa obbligatoria per capire meglio perché qui nasce e si evolve la storia millenaria del centro della Sicilia.
Il monte su cui si erge Enna è caratterizzato da tre emergenze rocciose che dominano la città e per questo costituivano la parte centrale del suo sistema difensivo. Su due di questi rilievi troviamo il Castello di Lombardia e la Rocca di Cerere separati da un’insenatura chiamata Contrada Santa Ninfa, nell’altra, la terza, fu costruita con molta probabilità dagli arabi, la torre ottagonale, riedificata successivamente da Federico II di Svevia. Studi eseguiti nei primi anni del Novecento portarono alla luce una tomba a fossa di età ellenistica (III secolo a.C.), che posava su uno strato archeologico datato all’antica età del Bronzo (2300-1600 a.C.). Intorno agli anni Ottanta, altre esplorazioni confermarono la frequentazione dell’area in epoca preistorica.
La mitologia latina narra che Cerere – Demetra – dea delle messi, abitasse le pendici di Enna e che facesse dono ai mortali del pane, ricavato dalle spighe di grano. Gli ennesi, volendo ringraziare la Dea per il nuovo alimento creato per sfamarli, eressero in suo onore un tempio diventato famoso in tutta la Magna Grecia e citato da Cicerone, nelle sue Verrine, opera in cui ne parla come del grandioso Santuario di Demetra. Sempre secondo la mitologia latina, Cerere ancora una volta si mostrò agli uomini benigna e generosa, dispensatrice di ogni bene, sino a quando Plutone, dio degli Inferi, rapì Proserpina, diletta e unica figlia della Dea. Fu allora che Cerere volle vendicarsi di tutti gli uomini, incendiando e rovinando puntualmente tutti i raccolti. Avvenne così, che per placare l’ira della Dea, cominciarono i sacrifici che venivano compiuti sulla Rocca di Cerere dai sacerdoti che uccidevano animali pregando e sperando che il raccolto non fosse distrutto dall’ira della dea.
Tra le antiche espressioni dialettali degli ennesi si sente ancora invocare “cori cori cori…” che potrebbe sembrare un richiamo al cuore; in realtà si tratta di un’espressione di origine antichissima che si fa risalire al mito della dea Kore – Proserpina, figlia della divinità protettrice Cerere.
Enna umbilicus Siciliae, città arroccata ed inespugnabile, fu il centro non soltanto geografico dell’isola e crocevia di civiltà del mar mediterraneo, ma fu anche centro delle culture e civiltà che, nei secoli, hanno conquistato, abitato, popolato quest’isola. Enna è un insieme di culture che hanno, di volta in volta, lasciato il segno: qui i primi popoli nell’era del neolitico, poi i Sicani, i Siculi, i Greci, i Siracusani, gli antichi Romani, i Bizantini, gli Arabi ed i Normanni; terminano la lista dei popoli che la conquistarono e ne fecero parte del proprio regno, gli spagnoli con il casato dei Borbone, poi l’unità d’Italia.
“La Sicilia – dice Guy de Maupassant – ha avuto la fortuna d’essere posseduta, volta a volta, da popoli fecondi, venuti ora dal nord ora dal sud, i quali hanno costellato il suo territorio d’opere infinitamente varie, in cui convergono, in modo seducente e inatteso, gl’influssi più distanti. Ne è nata un’arte speciale, sconosciuta altrove…” e prosegue “…quando si sono visti questi monumenti che, pur appartenenti a epoche e origini diverse, possiedono un medesimo carattere, una natura identica, si può dire che non sono né gotici, né arabi, né bizantini, ma siciliani”.
Magnifiche le sue chiese: opere d’arte a cielo aperto, scrigni di tesori inestimabili. A partire dal Duomo – chiamato Matrice – passando per la Chiesa di San Francesco d’Assisi, la Chiesa di Santa Chiara, San Tommaso, la Chiesa di San Marco, la Chiesa del Salvatore, la Chiesa di Montesalvo. Tutte con una storia antichissima e ricca di curiosità e passione, la passione della gente, del popolo, ancora molto legato agli antichi riti della comunità di appartenenza.
Quelle citate – solo una piccola parte – sono chiese attualmente esistenti, ma occorre dire che, purtroppo, molti di questi tesori sono stati negli anni rasi al suolo o resi a volte irriconoscibili nella loro struttura originaria. Si pensi che nella metà del’800 Enna contava ben 100 chiese.
La nostra giornata continua tra cultura ed abbracci degli amici.
Degustazioni dei dolci specialissimi preparati in questa città, così come nel resto della Sicilia. L’arte della pasticceria non va trascurata né per i suoi risvolti culturali, né, tantomeno, per il gran piacere che riserva. Ehhhh sì, i ravioli dolci di ricotta ne sono un esempio. Così come l’arancino di Enna che quest’anno è arrivato all’Expò! Evviva!!
I due giorni scorrono volando via come il vento. Abbiamo l’occasione, fortemente voluta, di assistere alla processione della Madonna della Visitazione ed alla festa che ne segue. Un altro modo per sentirsi a casa, ritrovare le tradizioni con cui si è cresciuti in un misto di belle emozioni. Il popolo ennese è molto devoto alla Madonna della Visitazione e questa festa, insieme ai riti della Settimana Santa è la celebrazione più sentita e che vanta la maggiore partecipazione degli ennesi, anche di coloro che non vivono più qui che, potendo, ritornano in città. Noi ne siamo un esempio. La nave d’oro – detta vara d’oro – della Madonna che solca le strade della città crea sempre una grande suggestione.

Splendidi fuochi d’artificio colorano la notte ennese e noi ci prepariamo a salutare la mia/nostra città. Anche in questo caso è un arrivederci Enna. Il più innamorato arrivederci che io possa offrirti.
Grande amore