Parcheggio sulle strisce blu: il ricorso diventa più semplice
Per quanti devono giornalmente combattere con il problema dei parcheggi a pagamento, quelli all’interno delle strisce blu per intenderci, o anche per coloro che occasionalmente si trovano a dover inserire monete su monete per pagare la sosta in zone specifiche (tra l’altro sempre nel centro città e sempre lontane da parcheggi gratuiti), da oggi ci sono delle novità.
Ricorso contro le multe per parcheggio sulle strisce blu.
Se avete ricevuto una multa che ritenete non aver meritato, potrete fare ricorso. Infatti, la richiesta di annullamento della contravvenzione è diventato molto più semplice. La Corte di Cassazione si è pronunciata al riguardo stabilendo che che se il Comune non dimostra l’esistenza di aree a sosta gratuita nei pressi di quelle a pagamento, la contravvenzione può essere annullata dall’autorità giudiziaria. Si tratta di quanto inscritto nell’ordinanza 18575 della Suprema corte uscita qualche giorno fa.
Secondo la legge, ed in particolare secondo l’art.7 comma 8 del codice della strada, infatti, l’Amministrazione comunale è obbligata a realizzare parcheggi a pagamento solo ed esclusivamente a condizione che vengano contemporaneamente realizzati, nelle immediate vicinanze, parcheggi gratuiti. Sono molti i comuni che non rispettano questa legge e molti gli automobilisti che non ne erano a conoscenza.
Solo ed esclusivamente nel caso siate in grado di dimostrare la non presenza di parcheggi gratuiti vicini al parcheggio incriminato, potrete facilmente vincere il ricorso. Diversamente il Comune ha diritto alla riscossione della cifra impostavi dalla multa.
Inoltre, altro motivo di ricorso alla multa lasciataci sul parabrezza dell’auto dall’ausiliario del traffico di turno, è la violazione di un altro articolo, sempre del Codice della strada, precisamente dell’articolo 7 sulla Regolamentazione della circolazione nei centri abitati comma 6, che dice: “Le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate fuori della carreggiata, in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico”.
Ciò significa che non è consentito ai Comuni e alla loro amministrazioni realizzare parcheggi a pagamento situati lungo la carreggiata che ne restringano la portata, creando difficoltà alla circolazione delle autovetture. Nel caso ve ne fossero, chi vi sosta non è costretto a pagare per il tempo lì trascorso.
Questi sono due casi in cui è possibile fare ricorso per la multa ricevuta poiché la sanzione non è legittima. Vi è, però, un terzo caso: la sosta oltre l’orario pagato. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non sono sanzionabili, spiega Maurizio Lupi, coloro che occupano il parcheggio oltre il tempo consentito, poiché nel caso di sosta tariffata, il pagamento in misura insufficiente non costituisce violazione di una norma di comportamento, ma configura unicamente una “inadempienza” contrattuale e l’inadempienza, lo sappiamo, non implica una multa, ma soltanto il saldo della tariffa non corrisposta.
Nel caso siate stati “vittime” di multe e sanzioni illegittime potete presentare ricorso. Ma come si fa? Dovete rivolgervi al Giudice di Pace o al Prefetto della vostra città, o del Comune in cui è avvenuta la presunta infrazione. Dovete farlo entro 60 giorni, inclusi i festivi, dal ricevimento del verbale o dal giorno in cui è stata commessa l’infrazione.
Potete consegnare personalmente il ricorso al Tribunale, dopo aver scaricato e compilato il modulo. In alternativa potete inviarlo, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Se doveste riceve un rifiuto da parte del Prefetto, potrete, entro 30 giorni, comunque rivolgervi al Giudice di Pace perché rivaluti la questione.