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Donne al volante pericolo costante, ma è davvero così?

Se siete donne ve lo sarete sentito dire milioni di volte e se siete uomini, non negate, l’avete detto altrettante volte. Un detto popolare che per i più maschilisti risponde perfettamente alla realtà: donne al volante pericolo costante.

Sarà perché le donne si trovano a dover fare tante cose  come portare i bambini all’asilo, essere presentabili, fare la spesa, che spesso le si trova distratte proprio al volante o, addirittura, fanno al volante quelle piccole cose che non richiedono eccessivo impegno come truccarsi, telefonare, etc. ma che, in effetti, fatte mentre si guida possono essere davvero pericolose.

Donne al volante, molto meglio degli uomini.

Donne al volante

Questo sarà accaduto di sicuro ad alcune donne ed altrettante saranno uscite illese da tali operazioni. Un detto di questa portata, quindi, sembra davvero eccessivo. E non lo diciamo tanto per dirlo, ne abbiamo le prove.

Dall’ultima ricerca della DirectLine, nota compagnia di assicurazione diretta, infatti, risulta che il 60% del gentil sesso motorizzato non ha mai avuto incidenti, in pratica quasi 2 donne su 3. Gli uomini, invece, sono molto più indisciplinati: la percentuale scende al 40%.

Ma non è così solo in Italia. A confermarlo, ancora una volta, è una nuova ricerca australiana condotta da una delle maggiori società di assicurazione auto, la Aami. Un sondaggio telefonico di circa 4.200 automobilisti, combinato con un’analisi delle denunce di incidenti, indica che l’84 per cento degli uomini sono stati coinvolti in incidenti contro il 77 % delle donne. 

Inoltre le donne sono causa di incidenti assolutamente meno gravi, come la classica marcia indietro contro oggetti fermi o i tamponamenti a bassa velocità. Diverso è per gli uomini, infatti, studi hanno dimostrato che  gli uomini hanno una probabilità tripla rispetto alle donne di restare uccisi sulle strade, e la tendenza è in via di peggioramento. 

Ma come mai vi chiederete? Il noto psicologo John Cheetham ha risposto a questa domanda: “La consapevolezza di sé e la responsabilità sociale tendono a essere più pronunciate fra le donne, mentre gli uomini sono biologicamente più aggressivi, più impazienti e più portati a oltrepassare i limiti. Le donne usano più parti del cervello per svolgere i compiti, e le differenze fra i sessi nell’elaborazione neurologica tendono a favorire le donne“.

Non è tutto. Alcune ricerche hanno portato alla luce un fatto che, forse noi donne già sapevamo: su 550 pirati della strada identificati nel totale di 852 episodi di pirateria in cui ci sono stati, nel complesso, 127 morti e 995 feriti nel 2011, le donne sono state solo 57 pari al 10,4% mentre gli uomini si sono aggiudicati il restante quasi 90%.

Si sa che gli uomini hanno il piede pesante ed amano la velocità ma, spesso non è solo questo. Guidare in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe sembra essere un atteggiamento indecoroso quasi esclusivo degli uomini.

Oltre che alla guida, le donne sono molto più attente nella scelta dell’auto, non si preoccupano, infatti, dell’aspetto estetico del loro mezzo ma preferiscono un’auto che sia facilmente parcheggiabile, economica sia nel prezzo che nei consumi e di medie dimensioni.

Per tenere a bada i maschietti che staranno già fremendo all’udire tali parole, esistono donne pilota che hanno partecipato nientepopodimenoche di formula 1. Eccone alcune:

Maria Teresa De Filippis: Soprannominata Pilotino, fu la prima donna in assoluto a guidare una vettura di Formula 1, nel Gran Premio del Belgio del 1958, su una Maserati. 

Maria Grazia “Lella” Lombardi: Fu la seconda donna a guidare una monoposto di Formula 1e l’unica a giungere in zona punti nel 1975 in Spagna.

Giovanna Amati : altra italiana protagonista del circus agli inizi degli anni ’90. Nel 1992 debuttò come seconda guida ufficiale della Brabham, ma mancando la qualificazione ai primi tre Gran Premi della stagione, fu subito sostituita dal giovane emergente Damon Hill.

Maria de Villota: una pilota automobilistica spagnola e figlia dell’ex pilota di Formula 1 Emilio de Villota. Morta a 33 anni per un problema neurologico era una delle grandi promesse di questo sport.

Per sfatare definitivamente il clichè noto a molti vogliamo citarvi un’associazione di donne dal nome “Donne al volante” che oltre a guidare bene fa anche del bene. Sono due donne, Mariella Carimini e Silvia Gottardi, che raccolgono fondi da donare ad organizzazioni umanitarie che operano nei paesi toccati durante i loro viaggi.

Saltano sulla loro auto rosa e consegnano personalmente ai meno fortunati il denaro racimolato tramite eventi, aste di beneficenza, donazioni. Quest’anno sono state in Brasile, hanno percorso 15.610 km tra auto e barca, raccogliendo fondi per la campagna INDIFESA di Terre des Hommes che si pone l’obiettivo di risvegliare l’attenzione sui diritti negati alle più fragili ed indifese tra gli esseri umani, le bambine.

Forse, le donne al volante, non sono così pericolose come vogliono farvi e farci credere.

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