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Per una mobilità alternativa ci vogliono i carburanti giusti

L’aumento di prezzo ormai costante dei carburanti si sta ripercuotendo su molti aspetti della vita comune ed economica di molti Paesi che, come il nostro, dipendono in gran parte dalle importazioni estere di petrolio. Solo l’Italia importa ogni anno oltre 30 milioni di tonnellate di greggio di cui oltre l’80% viene impiegato per il trasporto delle merci e la mobilità pubblica e privata. Tuttavia negli ultimi due anni il mercato petrolifero ha subito una decisa flessione verso il basso in conseguenza a diversi avvenimento politici ed economici che hanno scosso alcuni dei più importanti Paesi produttori di greggio. Questo insieme ad altre congiunture economiche e finanziarie poco felici hanno determinato l’inevitabile aumento dei prezzi ai distributori e sulle bollette.

Ma non tutto il male viene per nuocere forse. Con i prezzi alle stelle, la solita litania del petrolio in via di esaurimento, l’incertezza politica di alcuni Paesi chiave e i piani di trivellazione sempre più audaci e le conseguenze dannose sull’ambiente, il petrolio sta iniziando a perdere gran parte del suo fascino. Le persone stanno lentamente avendo un risveglio ecosostenibile e sono sempre più numerose le idee di mobilità alternativa. E ce n’è per tutti i gusti: dai metodi più convenienti come il web autostop e i passaggi condivisi, per passare a quelli più tradizionali come l’uso della bicicletta o dei mezzi pubblici, per arrivare a soluzioni di condivisione come car sharing o il noleggio auto, alternative che in più offrono il vantaggio di poter guidare auto con tecnologie ibride, elettriche o a gas che purtroppo ad oggi solo i più fortunati (leggasi con possibilità economiche) possono permettersi di acquistare.

Infatti le auto ecologiche hanno prezzi superiori anche del 15-25% rispetto alle auto con motore a scoppio e in Italia sono ancora decisamente scarsi gli incentivi statali per l’acquisto di mezzi ecologici. I 40 milioni stanziati per il 2013 si sono esauriti con la stessa velocità con cui si vende il pane agli affamati, coprendo l’acquisto di poco più di 2000 veicoli, la maggior parte dei quali sono proprietà di aziende pubbliche e private. Oltre all’alto costo delle auto ecologiche e ad una relativa resistenza dei consumatori nei confronti delle nuove tecnologie, vi è un altro freno alla diffusione di mezzi di trasporto alternativi ed è la mancanza di punti di rifornimento e ricarica. L’Europa non è ancora preparata in quanto infrastrutture per rifornire adeguatamente le auto con tecnologie alternative, nonostante esistano già direttive piuttosto chiare in materia. Basti pensare che non esiste nemmeno un connettore universale che ci permetta di ricaricare la nostra auto elettrica in qualunque Paese dell’Unione o una misura standard per i tubi dei distributori di idrogeno o che i distributori di gas naturale (GPL, metano) sono spesso introvabili se non percorrendo una cinquantina di chilometri in media.

Ma le possibilità per una mobilità sostenibile non si esauriscono certo qui: le alternative alla benzina e al diesel sono innumerevoli, alcune fantasiose, altre dispendiose, ma alcune davvero valide. Una fra tutte è la combustione a idrogeno, elemento che potrebbe facilmente sostituire il petrolio, grazie alla sua notevole diffusione e alle tecnologie di sintetizzazione attualmente disponibili. I vantaggi sono notevoli: funzionerebbe sui normali motori diesel e benzina senza la necessità di modifiche strutturali, non produrrebbe emissioni di Co2 e costerebbe pochissimo: circa 50 centesimi al litro. Non a caso grandi case automobilistiche con in testa Toyota e Mercedes stanno investendo somme ingenti su questa nuova tecnologia che potenzialmente può davvero aprire scenari per una mobilità di massa sostenibile ed ecologica. L’idrogeno ha una capacità energetica tre volte superiore al petrolio e dai tubi di scappamento, anziché fumate di tossine, metalli pesanti e Co2, uscirebbe dell’innocuo vapore acqueo. L’ostacolo che frena la diffusione di questa tecnologia, almeno ufficialmente, è che lo stoccaggio e il trasporto dell’idrogeno è piuttosto complesso perché necessita di particolari condizioni termiche e mezzi appositi per essere trasportato, aspetti che comportano costi di gestione piuttosto alti.

carburanti ecologiciPoi esistono centinaia di metodi per far camminare un motore. I più classici sono gli oli di origine vegetale come quello di colza o ricino che a quanto pare sostituiscono egregiamente i combustibili diesel, l’unico inconveniente è la puzza di fritto perenne, ma sembra non comportino danni rilevanti al motore. C’è anzi chi sostiene che funzionino anche troppo bene e che oli come quello di colza o di ricino siano diventati improvvisamente introvabili. Tempo fa si pensò seriamente anche alla canapa e al mais, ma non sarebbe stata di fatto possibile coltivare la quantità di materia prima necessaria per produrre lo stesso quantitativo energetico ricavato dal petrolio. Le risorse necessarie per una produzione massiva di tale portata sarebbero state (e sono) insostenibili e ben più gravose in termini ambientali per la Terra. Ultimamente invece sembra che il futuro dei combustibili risieda nella così detta immondizia. Ad esempio si produce benzina dalla plastica che non può essere riciclata, si ricava etanolo dalla fermentazione dei rifiuti, si usano le deiezioni degli animali da allevamento, si è anche pensato ai fondi di caffè e vengono già utilizzati gli scarti dei cereali e del legno per la produzione di etanolo e metanolo. Tutti rientrano nella categoria dei biocombustibili e sembrano rappresentare un’alternativa valida in quanto puntano al riutilizzo intelligente di prodotti che altrimenti sarebbero considerati di scarto.

Altre idee alternative sono anche più audaci e vanno dall’utilizzo delle feci umane fino a dei microorganismi creati in laboratorio in grado di utilizzare l’eccesso di Co2 presente nell’atmosfera per trasformarla poi in energia utilizzabile. Tuttavia il problema principale delle fonti alternative al petrolio è sempre lo stesso: la mancanza di fondi (o forse più materialmente di interessi) per investire seriamente in progetti nuovi che possano liberarci almeno in parte dall’estrema dipendenza di idrocarburi a cui siamo soggetti. Quali siano gli altri motivi che ostacolano una mobilità pulita ed ecosotenibile li lasciamo decidere a voi e se invece volete approfondire un po’ l’argomento, cliccate su questo link. Vi riporterà ad una scheda piuttosto interessante sul bioetanolo e le sue capacità.

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