Storia di un marchio: Citroën
I veri appassionati di automobili non si limitano ad apprezzarne la struttura, il meccanismo, il motore, ma vogliono conoscere tutto di un modello e di un marchio, soprattutto la sua storia. Ed è per questo che ci occuperemo di una nota casa automobilistica francese: la Citroën. Questo marchio nacque nel 1919 dalla trasformazione dell’industria fondata da André Citroën, che era stata fondata al fine di produrre materiale meccanico e militare. Oggi, però, appartiene a PSA Peugeot Citroën. Vediamo come questo storico marchio si è evoluto nel corso dei decenni.
Il marchio Citroën tiene alta la bandiera francese
Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale André Citroën decise di fondare un’impresa che si occupasse di produzione di armi. Il suo apporto fu tale da rappresentare per l’esercito francese uno dei principali motivi che portarono la Francia stessa alla vittoria. Ma André Citroën, in previsione dell’imminente conclusione del conflitto, stava già pensando al dopoguerra e a come riorganizzare la produzione della sua azienda di granate. L’idea per lui più sensata erano le automobili. Citroën aveva già avuto esperienze nell’ambito automobilistico ed era chiaro che il fenomeno non era per nulla passeggero ma era pronto ad esplodere in tutto il mondo con sempre maggiore impatto. Non senza difficoltà, André Citroën riuscì comunque a realizzare questo nuovo grande progetto dando vita alla sua azienda automobilistica. Pochi mesi dopo fu presentata la Type A. La produzione, però, andò a rilento: fu Lucien Rosengart, fondatore di una società finanziaria, la SADIF, a risolvere i guai finanziari della casa automobilistica, dovuti agli enormi investimenti fatti per la riconversione. Ecco che la produzione poté partire senza intoppi.
Agli inizi degli anni Venti viene creata una rete di concessionarie, tra cui quella di Marsiglia. Già nel 1922 tutta la Francia contava già ben 292 punti vendita. Nello stesso anno vennero prodotte più di cento unità al giorno, che divennero trecento nel 1924. Quando l’azienda riuscì a guadagnare ingenti somme, André Citroën riacquistò le quote cedute a Lucien Rosengart e tornò ad essere l’unico proprietario della sua azienda. Intanto si stava lavorando alla produzione di un’altra automobile, la Type C, di cui furono prodotti più di cinquantamila esemplari. L’azienda inizia a crescere assumendo sempre più operai. Ma Citroën non si ferma e allarga i suoi orizzonti anche fuori dal paese: il 23 agosto 1923 a Londra fu aperta la prima filiale Citroën straniera. In contemporanea si rafforza la struttura locale creando un nuovo stabilimento a Levallois per l’assemblaggio della Type C. Il patron della Citroën era lungimirante. Infatti, non si limitava a produrre auto, ma forniva anche il supporto tecnico successivo all’acquisto come l’assistenza tecnica in caso di guasto, un servizio di approvvigionamento e fornitura di pezzi di ricambio. Nel frattempo le filiali straniere aumentano: il 22 febbraio 1924 fu avviata la fabbrica di Bruxelles, a cui seguirono gli stabilimenti di Madrid e Ginevra. Nello stesso anno apre anche la filiale in Italia, a Milano.
Per agevolare i clienti ed invogliarli all’acquisto, il capo dell’azienda francese fondò anche la SOVAC, una società finanziaria per l’acquisto a rate delle vetture Citroën. E per attrarre i potenziali acquirenti, diede vita ad una massiccia campagna pubblicitaria. Non a casa fu lui uno dei primi costruttori automobilistici ad utilizzare la pubblicità per aumentare le vendite. Inoltre allestì uno spazio nell’area fieristica per far provare gratuitamente e senza impegno le proprie vetture al pubblico. Nel 1920 entra in scena nella casa del “double Chevron”, un nuovo personaggio, Adolphe Kegresse, un alsaziano con esperienze nell’allora Impero Russo come costruttore di veicoli cingolati. Proprio la trazione su cingoli fu un’invenzione che legò Kegresse a Citroën. Furono prodotti i primi semicingolati da fornire a particolari categorie professionali. Ben presto arrivarono ordini anche da altri Paesi europei.
La storia della Citroën fu segnata da importanti traguardi grazie alla presenza forte del suo creatore. Con la morte di André Citroën e il subentro di Pierre Boulanger si chiuse un fondamentale capitolo nella storia della Citroën. Per creare un legame tra passato e futuro, Boulanger riprese un progetto ideato dal defunto Citroën: un’automobile minima per tutti, una vettura super economica che avrebbe risolto il problema della motorizzazione di massa. Le cose iniziarono a complicarsi quando, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il regime nazista chiese a Boulanger di collaborare, ma Boulanger rifiutò attirandosi le antipatie del regime stesso. L’azienda fu costretta a fermarsi del tutto in occasione dei bombardamenti su Parigi, avvenuti nel 1943. Intanto, però, tutti i prototipi vennero distrutti per non farli cadere in mano ai nazisti, tranne tre o quattro che vennero ben nascosti. Dopo la guerra, la Casa Citroën riprese a lavorare alacremente a due di questi progetti: il TPV e il VGD. Il primo vide la luce nel 1948 con il nome di 2CV e divenne uno dei più grandi best-seller della Casa tanto da essere prodotto per ben 42 anni in quasi 4 milioni di esemplari. Nello stesso anno il furgone TUB venne sostituito dal Type H. Due anni dopo, e precisamente l’11 novembre 1950, l’azienda venne colpita da un altro lutto. Muore Pierre Boulanger in seguito ad un incidente stradale.
Cinque anni dopo, il 6 aprile del 1955, fu annunciata l’alleanza tra la Citroën e la Panhard. L’accordo prevedeva l’acquisizione da parte della Citroën del 25% del pacchetto azionario della Panhard. Grazie a tale accordo, la Citroën poteva sfruttare uno degli stabilimenti Panhard per assemblare le 2CV Furgoncino, poiché ormai gli impianti Citroën erano saturi. Pochi mesi dopo, la Traction Avant, a suo tempo così innovativa, fu sostituita dalla DS, una vettura unica nel suo genere: fu la prima a racchiudere in sé la trazione anteriore, la scocca portante, il cambio semiautomatico, le sospensioni idropneumatiche e il circuito idraulico in comune con sospensioni, servofreno, servosterzo e frizione idraulica. Nel 1967 la Casa del “double Chevron” rilevò la Berliet, nota per i suoi mezzi pesanti per trasporto merci. In questo modo il ramo dei trasporti pesanti della Citroën si amplia e si arricchisce. Qualche anno si presenta una straordinaria occasione per la Michelin, detentrice del marchio Citroën: soccorrere una prestigiosa Casa italiana, la Maserati, nota per la sua attività sportiva e per le sue raffinate e lussuose automobili, che navigava in cattive acque. Ecco che nacque la SM e, quasi in contemporanea la Maserati Quattroporte II. Nella stessa occasione dell’acquisto della Maserati vi fu una profonda ristrutturazione delle attività Citroën. Michelin, rimasto per lungo tempo l’unico azionista, decise di vendere una quota del 49% di Citroën alla Fiat. Tutti questi investimenti, però, spinsero la Citroën, sull’orlo del baratro. A questo va aggiunto l’errore di rimanere per ben 15 anni priva di un vero modello nella gamma media. La situazione era catastrofica.
Per poter salvare l’azienda si decise di unire Citroën e Peugeot in una società unica. Il 1° giugno 1974, Peugeot acquistò il 38,2% di Citroën dalla Michelin e divenne responsabile della gestione globale del nuovo gruppo, chiamato PSA Peugeot-Citroën. La seconda crisi petrolifera degli anni ’70, mise in difficoltà il nuovo Gruppo PSA, che fu costretto a disfarsi anche della Chrysler Europe acquisita poco tempo prima. Questo, però, non impedì la nascita di modelli Citroën molto apprezzati come la BX e la AX. Negli anni novanta la Citroën si adatta alle tendenze di mercato dell’epoca, proponendo vetture con carrozzeria monovolume come la Citroën Evasion o multi spazio come la Citroën Berlingo. Ricordiamo, inoltre, che dal 1993 la Citroën è presente nel mercato cinese assieme alla Peugeot. L’arrivo del nuovo millennio coincise con un periodo d’oro per il marchio francese e per l’intero gruppo PSA. I modelli con motore diesel attirano molti nuovi clienti. La gamma subisce una rivoluzione nelle denominazioni, ora tutterappresentate da una sigla di due lettere che comincia con la lettera C, iniziale del marchio del “double Chevron”, seguita da un numero che identifica la posizione della vettura nella gamma. Ecco, quindi, che arriva, la C3, l’utilitaria di ampie dimensioni e la C2, la sua versione compatta. Nel 2008 esplose la crisi finanziaria dei mutui subprime. Le vendite dell’intero mercato automobilistico mondiale calarono di colpo. Il Gruppo PSA non parve risentirne, tanto da lanciare, nel 2010, una nuova gamma di modelli battezzata DS. Ma il Gruppo PSA non fu immune alla crisi, semplicemente ne risentì in ritardo ma altrettanto duramente di quanto successo alle altre case automobilistiche. Ancora oggi la Citroën sta pagando la brusca frenata a cui è stata costretta dal mercato mondiale.