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Storia di un marchio: Toyota

Sulle nostre strade sfrecciano milioni di automobili di tanti marchi diversi. Ogni singolo modello è il risultato di ricerche e studi sviluppati negli anni. Ogni casa automobilistica, nel corso degli anni, ha sempre cercato di migliorare se stessa e i suoi veicoli, proprio come e successo alla Toyota, nata più di cento anni fa. La sua storia ha inizio quando Kiichiro, Sakichi Toyota, decise di fondare la Toyoda Enterprise. Il suo spirito innovativo gli valse il nome di “Re degli Inventori”. In gioventù visse in un villaggio molto povero del Giappone, ma, a venti anni, trova la sua vocazione: contribuire allo sviluppo sociale realizzando qualcosa di straordinario. Inizialmente si dedicò all’arte della tessitura e della filatura manuale di vestiti ma la sua era una mente ingegneristica, infatti, nel 1926, Sakichi riuscì a perfezionare il design del suo telaio automatico, creando il Toyoda G-type.

La crescita e lo sviluppo della Toyota negli anni

ToyotaLa sua attenzione si sposta al settore automobilistico.  Le sue orme vennero seguite dal figlio Kiichiro che, nel 1929 decise di raggiungere l’Inghilterra per vedere con i propri occhi lo sviluppo dell’industria automobilistica. Nasce il lui il pallino di costruire lui stesso un’automobile ingaggiando un team di ingegneri e riservando loro alcuni spazi vicini alla Toyoda Automatic Loom Works. Nonostante alcuni contrattempi nel delineare il loro primo motore, Kiichiro e il suo team riuscirono finalmente nell’impresa. Kiichiro riuscì anche a convincere Risaburo Toyoda, all’epoca a capo della Toyoda Enterprise, a inaugurare un Reparto Automobilistico all’interno della Loom Works. Il suo sognò, però, dovrà attendere. Con l’imminente minaccia di una guerra, il governo cominciò a puntare più sulla costruzione di autocarri che di automobili, suggerendo così a Kiichiro di orientarsi verso questo specifico tipo di produzione. L’autocarro Model G1 venne così portato a termine e subito dopo Kiichiro decise di tornare al suo obiettivo, costruire un’automobile. Il prototipo Model AA venne ultimato nel 1936 e così che nacque il brand Toyota.

Il 28 Agosto del 1937, a capo della Toyota Motor Company venne designato Risaburo in qualità di primo Presidente della storia. Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, l’impianto Koromo fu rinnovato. Le condizioni dell’economia giapponese all’inizio degli anni ’50 iniziarono a diventare più impegnative con l’introduzione di politiche economiche di svalutazione. L’incremento della produzione precedentemente ipotizzato venne presto abbandonato e l’azienda affrontò alcune difficoltà. In questo periodo l’attenzione della dirigenza aziendale iniziò a rivolgersi all’incremento dell’efficienza. Arriva quindi il momento di Taiichi Ohno, che dopo l’ingresso in Toyota scalerà diverse posizioni fino a diventare Manager of Final Assembly per il Manufacturing Department. Ohno era stato ispirato dal telaio automatico inventato da Sakichi. Nel tentativo di migliorarne anche l’efficienza, introdusse una serie di innovazioni sulla linea di produzione, conosciute in seguito con il nome jidoka, e cioè ‘automazione’.

Durante la prima metà degli anni ’60, Toyota lavorava per portare la qualità dei propri prodotti su livelli internazionali. Alcuni anni dopo, la Toyota venne premiata con il Demi Application Prize, organizzato dalla Unione Giapponese Scienziati e Ingegneri per legittimare le migliori innovazioni dal punto di vista del controllo della qualità. Nel 1957 inizia una nuova era, con l’arrivo a Los Angeles di due Toyota Crown, le prime automobili giapponesi a essere esportate in territorio americano. Subito dopo nasce la Toyota Motor Sales U.S.A. e il Model BJ, consacrato alla storia nel 1955 con il nome che lo ha reso famoso nel mondo, il Toyota Land Cruiser. Questo veicolo era adatto a qualsiasi terreno. Nel 1966, attiva la Toyota Corona divenne il primo veicolo Toyota ad essere conosciuto dal grande pubblico americano, triplicando le proprie vendite fino ad oltre 20.000 unità nel suo primo anno.

ToyotaNel 1967 Toyota divenne il terzo brand d’importazione a vendere più automobili. Oggi, Toyota gestisce 14 impianti in America Settentrionale, con una produzione locale che ha recentemente raggiunto il traguardo dei 25 milioni di veicoli. Le prime esportazioni in Europa ebbero inizio nel 1960 dirette verso Malta e Cipro, anche se di pochi esemplari. Ma a partire dal 1962 il marchio giapponese inizia la sua espansione europea. Walther Krohn, l’allora Presidente della Erla Auto Import A/S in Danimarca, convinse Toyota a esportare in Danimarca un esemplare con guida a destra della Toyota Crown. Il modello ebbe grande successo nei saloni dell’auto locali, spingendo ad aumentare il numero di veicoli esportati fino a 400 e 1.500 unità rispettivamente negli anni 1963 e 1964. Seguirono altri accordi con i distributori, tra cui con la Louwman & Parqui B.V. nei Paesi Bassi nel 1964 e N.V. International Motor Company S.A. in Belgio nel 1966. Nel 1966 nacque poi in Svizzera la Toyota AG, in seguito alle trattative tra Toyota e la Emil Frey Ltd., azienda di importazione e riparazione di veicoli.

Ciò che portò il grande successo dei veicoli Toyota in Europa furono il fattore novità e la semplicità del design meccanico, che aveva bisogno di pochissima manodopera. Nel 1964 Toyota apre a Copenhagen il suo primo ufficio di rappresentanza europeo. Cinque anni dopo la struttura trasloca a Bruxelles, in Belgio, per diventare poi l’attuale Toyota Motor Europe. Qualche difficoltà si trovò nei mercati della Repubblica Federale Tedesca, della Francia e del Regno Unito. La prima produzione europea nacque con la costruzione della Toyota Corolla presso la Salvator Caetano I.M.V.T., S.A., azienda portoghese produttrice di autobus. Gli anni ’70 rappresentarono per Toyota un periodo di crescita. La crisi petrolifera di quel periodo non colpì tutti i paesi europei. La Norvegia e la Svezia videro ad esempio una crescita, mentre altre aree, come la Repubblica Federale Tedesca, dovettero affrontare un crollo. Per questo, nel 1974 la Toyota Motor Company decise di entrare in possesso del suo distributore locale, la Deutsche Toyota-Vetrieb GmbH & Co. KG. Ecco, quindi, che nacque la Toyota Deutschland GmbH.

Nel 1979 il Toyota Team Europe si spostò da Bruxelles a Colonia, in Germania, che in seguito venne denominato Toyota Motorsport GmbH. Le condizioni economiche cominciarono a migliorare nella seconda metà degli anni ’70, quando la Toyota raggiunse, nel 1976, il traguardo di 1 milione di veicoli europei esportati all’estero. Nel 1978, la Inchape PLC incorporò la Toyota (GB) Ltd., seguita nel 1979 dall’azienda belga International Motors. Con l’introduzione della Toyota Starlet nel 1978, della Tercel e della Corolla nel ’79, le vendite europee di Toyota superarono per la prima volta le 300.000 unità. Dopo 32 anni, Toyota Motor Company e Toyota Motor Sales in Giappone si unirono in un’unica società dando vita, nel 1982, all’odierna Toyota Motor Corporation. Alcuni nuovi prodotti, tra cui la Toyota MR2 nel 1985, la Supra nel 1986 e la Celica nel 1987, vennero introdotti nel tentativo di migliorare l’immagine europea del brand. L’idea fu vincente poiché, nel 1986, si raggiunsero le 422.000 vendite, arrivando a toccare le 440.000 nel 1987. Per ampliare i propri orizzonti, nel 1982 Toyota divenne fornitore di ricambi per Lotus, il costruttore britannico di veicoli sportivi.

ToyotaCon l’obiettivo di realizzare prodotti che rispondessero maggiormente alle esigenze europee, nel 1987 viene inaugurato a Zaventem, in Belgio, un nuovo Toyota Technical Centre. Nel corso degli anni ’90, la produzione europea di Toyota continuò a crescere. Il primo modello prodotto nel Regno Unito fu la Toyota Carina E. Lanciata nel 1997 era destinata unicamente al mercato giapponese, la Toyota Prius divenne però il primo veicolo full hybrid al mondo destinato alla produzione in serie. A distanza di quindici anni dal lancio le vendite ibride Toyota e Lexus hanno superato nel mondo i 4 milioni di unità. Vinse il concorso“International Engine of the Year” non solo per la Prius, ma anche per la nuovissima Toyota Yaris, che avrebbe ottenuto nel 2000 il riconoscimento di “European Car of the Year”. Nel 2005, l’impianto in Repubblica Ceca inizia la produzione della Toyota AYGO, della Citroën C1 e della Peugeot 107. Nello stesso anno, la seconda generazione della Toyota Prius viene nominata “European Car of the Year”, con vendite che raggiungono per la prima volta in Europa il totale di 1 milione di unità. Oggi Toyota gestisce 30 aziende Sales & Marketing in tutta Europa. Dopo quasi 70 anni dalla decisione di Kiichiro Toyoda di trasformare il settore automobilistico della Toyoda Automatic Loom Works nella odierna Toyota Motor Corporation, i risultati parlano chiaro: 320.000 dipendenti in tutto il mondo per una produzione di oltre 200 milioni di veicoli.

Luci di illuminazione e segnalazione

Tutti i veicoli sono dotati di sistemi di illuminazione e segnalazione, ma non tutti conosciamo la loro funzione. Non si tratta di semplici lampadine ma strumenti complessi e sofisticati che ci garantiscono maggiore sicurezza sulla strada, specie in condizioni di scarsa visibilità. Prima di entrare nel mondo dell’illuminazione e segnalazione delle automobili è bene tenere a mente alcune cose:

  • Il dispositivo di segnalazione è una luce che serve agli atri per vederci meglio o per capire quello che stiamo facendo
  • il dispositivo di illuminazione è una luce che serve a noi per vedere meglio la strada o gli atri che si trovano sulla strada
  • il faro è una lanterna generalmente a superficie ellittica e rifrangente che contiene un apparecchio in grado di produrre luce
  • il gruppo ottico è un insieme di fari
  • il faro può essere a parabola o lenticolare: nel faro a parabola la luce prodotta viene rimbalzata sulla strada dalla superficie del faro stesso mentre nel faro lenticolare la luce viene rimbalzata su una lente che ne regola l’uscita e la distribuzione sulla strada
  • il fascio di luce può essere simmetrico o asimmetrico: oggi in campo automobilistico si va sempre più verso la seconda soluzione poiché serve maggiore illuminazione verso la parte destra della strada.

Scopriamo insieme i dispositivi di illuminazione e segnalazione istallati sulle nostre automobili

illuminazione e segnalazioneQuesti tipi di dispositivo variano da veicolo a veicolo. È possibile, però, fare una distinzione in base al tipo di lampadina di cui sono dotati:

Lampadina tradizionale a filo di tungsteno

Questa è la classica lampadina ad incandescenza di utilizzo comune, semplice ed economica, ma oramai utilizzata solo per veicoli di vecchia costruzione. Si tratta di un bulbo di vetro al cui interno vi è il filo di tungsteno che, al passaggio della corrente, diventa incandescente producendo luce.

Lampadina alogena

La lampadina alogena è una evoluzione della lampadina tradizionale, poiché all’interno del bulbo viene messo del gas il quale si riscalda e permette al tungsteno di raggiungere temperature elevatissime producendo di conseguenza maggior luce. Il bulbo non è più di semplice vetro, ma, dovendo sopportare temperature che si aggirano intorno ai 250° C, è di quarzo. Il vantaggio di queste lampadine è che durano molto di più e producono una luce più bianca e più luminosa.

Lampadina allo xeno

La lampada allo xeno è chiamata anche lampada ad arco perché sfrutta il passaggio di corrente all’altissimo voltaggio tra due elettrodi racchiusi nel bulbo contenente gas xeno. La luce prodotta è bianchissima, ma soprattutto la luminosità è il doppio rispetto ad una lampadina tradizionale.

Led

La luce a led è emessa da un diodo che sfrutta le proprietà ottiche di alcuni materiali semiconduttori per produrre fotoni. Il led oggi è sempre più diffuso poiché ha dei consumi di energia ridotti, una lunga durata e grande affidabilità.

Ora vediamo la distinzione tra i vari tipi di luci di cui i veicoli sono normalmente dotati:

Luci di posizione

Le luci di posizione sono un dispositivo di segnalazione che consente al veicolo di essere visibile agli altri automobilisti. Ogni auto è dotata di due anteriori di colore bianco e due posteriori di colore rosso.

Luci anabbaglianti

Le luci anabbaglianti sono un dispositivo di illuminazione che ci permette di vedere a breve distanza la strada di fronte a noi. Sono due e sono di colore bianco. Il fascio luminoso è proiettato verso il basso per non creare fastidi agli altri veicoli, per questo vengono chiamate appunto anabbaglianti. Questo tipo di luci sono obbligatorie:

  • sempre in autostrada
  • sempre su tutte le strade extraurbane
  • da mezz’ora dopo il tramonto fino a mezz’ora prima del sorgere del sole nei centri abitati, sempre per motocicli e ciclomotori

Luci abbaglianti

Le luci abbaglianti sono un dispositivo di illuminazione che ci permette di vedere la strada per una lunga distanza. Sono due o quattro bianche. Il fascio luminoso è proiettato orizzontalmente per cui chi lo incrocia resta abbagliato per questo motivo queste luci si usano soltanto fuori dai centri abitati in caso di mancanza della pubblica illuminazione e a condizione che:

  • non si incroci nessun veicolo
  • non si segua nessun veicolo
  • non vi siano altri utenti sulla strada
  • non vi sia un corso d’acqua su cui si possa riflettere la luce

Fendinebbia

Le luci fendinebbia ci consentono una migliore visibilità in caso di nebbia, foschia, fumo, pioggia, neve ecc. Si tratta di una luce anabbagliante. Ve ne sono di due tipi:

  • Fendinebbia anteriore: il suo uso non è obbligatorio e se presente deve essere in numero non superiore a due. La luce fendinebbia anteriore aumenta la visibilità poiché è posizionata nella parte più bassa del paraurti. Infatti, se accendessimo le luci abbaglianti la visibilità sarebbe pari a zero poiché la luce verrebbe riflessa e ci troveremmo di fronte un muro bianco di luce. La luce fendinebbia essendo bassa elimina questo inconveniente creando l’illusione di vederci meglio mentre ciò che fanno è riflettere meno la luce. Se si decide di utilizzare il fendinebbia anteriore dovrà sostituire gli anabbaglianti, poiché non è possibile tenere accese sia le anabbaglianti sia le fendinebbia.
  • Fendinebbia posteriore: è obbligatorio e può essere singolo o doppio di colore rosso acceso. Va utilizzato solo in caso di visibilità inferiore a 50 metri ed in assenza di veicoli che seguono. Il suo scopo è farsi avvistare dagli altri veicoli e va spento non appena ci si accorge di un’auto che ci segue.

Luce targa

La luce della targa serve per illuminare la targa posteriore dei veicoli in quanto, secondo il Codice della Strada, essa deve essere leggibile anche di notte ad una distanza di almeno 20 metri. E’ una luce bianca che si accende in contemporanea con le luci di posizione.

illuminazione e segnalazioneLuce retromarcia

La luce per la retromarcia è un dispositivo di segnalazione perché consente agli altri automobilisti di capire le nostre intenzioni di retrocedere. Può essere una luce singola o doppia di colore bianco.

Luci degli stop

Sono di sicuro le luci posteriori più importanti in quanto segnalano ai veicoli che seguono l’inizio della frenata. Sono tre di colore rosso acceso. E’ importante capire che nel momento in cui si vedono accese queste luci il conducente sta già frenando, per questo, poiché la nostra reazione sarà di sicuro successiva a quello del veicolo che ci precede, è importantissimo mantener quella che viene chiamata distanza di sicurezza.

Indicatori di direzione o frecce

Queste luci sono comunemente chiamate frecce e sono un dispositivo di segnalazione che consente di capire gli spostamenti laterali, a destra o a sinistra, di un veicolo. Sono due davanti, due dietro e due laterali di colore giallo arancio. Gli indicatori vanno utilizzati in anticipo per segnalare:

  • svolta a destra o sinistra
  • cambio corsia
  • sorpasso
  • partenze o fermate sul lato della strada

Segnale luminoso di pericolo

Le frecce possono essere accese simultaneamente diventando così il segnale luminoso di pericolo, conosciuto anche come “quattro frecce” e va attivato in caso di:

  • ingombro del veicolo all’interno della carreggiata
  • forte decelerazione
  • quando si viene trainati per avaria
  • quando si debba procedere lentamente per avaria

Luci diurne

Le luci diurne sono luci a led installate anteriormente che solo di recente si stanno ampiamente diffondendo su molti veicoli. Questo perché il Codice della Strada prevede l’obbligo di tenere sempre in funzione le luci anabbaglianti tranne che nei centri abitati. Per diminuire il consumo di energia i produttori di automobili stanno dotando tutti i veicoli di questo dispositivo che permette di sostituire le luci anabbaglianti durante il giorno, ma anche di risparmiare nei consumi.

Luci di ingombro

Sono dei dispositivi di segnalazione supplementari per i veicoli che superano la lunghezza di 6 metri o la larghezza di 2,10 metri. Si possono trovare sia anteriormente e sono di colore bianco, sia posteriormente e sono rosse, sia lateralmente e sono gialle.

I catadiottri

I catadiottri sono delle superfici di plastica che riflettono la luce quando ne sono colpiti e consentono la visibilità di un mezzo quando non ha in funzione le luci. Ne sono dotati tutti i veicoli posteriormente. Nei rimorchi la loro forma è triangolare. Quelli anteriori sono obbligatori sui rimorchi e devono essere bianchi, mentre lateralmente sono integrati sugli indicatori di direzione e sono gialli arancio. Ne esistono di due tipi, entrambi obbligatori sugli autocarri e i rimorchi di massa complessiva superiore alle 3,5 tonnellate:

  • Fasce riflettenti per autocarri e rimorchi: devono coprire almeno l’80% del perimetro del veicolo
  • Pannelli riflettenti per autocarri e rimorchi: devono essere poste nella parte retrostante il veicolo in modo da distinguere la sagoma di un veicolo isolato o di un complesso veicolare

Fari attivi

Le moderne tecnologie consentono migliorare il livello di sicurezza dei veicoli.  Tra queste nuove tecnologie vi sono i proiettori di svolta, già di diffuso impiego sulle autovetture di fascia alta. Questi dispositivi indirizzano il fascio di luce a seconda dell’angolo di sterzata. Tecnici sono al lavoro per creare software sofisticatissimi in grado di regolare il fascio luminoso in base alla pendenza della strada ed addirittura in base alla presenza o meno di altri veicoli. 

Le auto più piccole del mondo

Il problema del parcheggio è da sempre fonte di stress per gli automobilisti. Non se ne trova mai uno quando serve e, spesso, occorre girare per il quartiere più di una volta per trovarne uno disponibile. Ne servirebbe di più, potrebbe dire qualcuno, ma una più facile e semplice soluzione potrebbe essere quella di munirsi di un’auto più piccola, ma non una qualunque bensì una delle più piccole al mondo! Ecco selezionate per voi le auto più piccole in circolazione. Probabilmente molte di queste non le avrete mai sentite nominare, poiché mai approdate sul mercato italiano, ma che è comunque possibile acquistare su richiesta da alcuni importatori oppure ordinarle tramite internet.

Uno sguardo approfondito alle auto più piccole del mondo

auto più piccole del mondoLa prima auto degna di nota tra quelle che possiamo considerare le più minute, è senza dubbio la Bmw Isetta, famosa capostipite conosciuta in tutto il mondo come la più piccola vettura della Bmw, casa automobilistica tedesca. Questa piccola automobile è stata prodotta dal 1955 fino al 1962 e venduta in 160.000 unità. Lunga 2, 28 m, larga 1,38 m ed alta 1,34 m, la Isetta ha un passo di ,47 m e pesa solamente 350 kg. Per conoscere meglio le origini della più popolare tra le microvetture bisogna andare indietro fino al 1939, anno in cui Renzo Rivolta fondò la Iso, una ditta con sede a Bolzaneto, Genova. L’azienda ligure era specializzata in impianti di refrigerazione per uso industriale o privato. Nel 1943, la Iso si trasferì a Bresso, in provincia di Milano, in un capannone della Isotta Fraschini, dove alla precedente attività aggiunse anche quella di produzione di elettrodomestici. Con la Seconda guerra mondiale, però, Renzo Rivolta si accorse che una delle maggiori esigenze e priorità della popolazione italiana era quella di potersi spostare tramite un mezzo di locomozione che fosse soprattutto economico, viste le finanze di quell’epoca. Decise quindi di convertire la produzione di elettrodomestici in una di motociclette. Di lì poi passo alla produzione automobilistica. La ragione sociale della ditta fu perciò mutata in Iso Autoveicoli Spa. Ciò che aveva in mente era un automezzo che fosse semplice come una moto, ma con carrozzeria chiusa come un’auto. Nasce così la Bmw Isetta.

auto più piccole del mondoUn’altra auto degna di nota è la G-Wiz, piccola vetturetta a trazione posteriore e spinta da un motore elettrico. Questa auto è prodotta dalla Mahindra Reva Electric Car Company, a Bangalore. Il produttore indiano l’ha realizzata quasi solamente per il Regno Unito, ecco perché forse molti non ne hanno mai sentito parlare. La G-Wiz è in produzione dal 2001, è lunga 2,6 m, larga 1,3 m ed alta 1,6 m, ha un passo di 1,7 m e senza batterie pesa 400 kg. Nel 2008 è stata eletta l’auto elettrica più venduta al mondo, ben 30.000 gli esemplari. Questa automobile elettrica ha un’autonomia di ottanta ore e si ricarica in otto ore. Il suo nome, così come quello dell’impresa che la produce, deriva dalla madre del fondatore della casa automobilistica: il sig. Maini. Le sue dimensioni sono molto simili a quelle delle golf car. Non a caso, grazie alle sue caratteristiche globali, è omologabile tra i quadri cicli. Una nuova versione dell’auto è stata messa in commercio all’inizio del 2009, la L-ion, un’auto dotata di una maggiore autonomia grazie al nuovo tipo di accumulatore.

auto più piccole del mondoAbbiamo visto fino ad ora alcuni modelli che solo pochi appassionati potevano conoscere. Ora, però, parliamo della minicar più famosa in assoluto, la Smart. Quest’auto ha fatto il suo debutto nel lontano 1998 e inizialmente non ebbe poi così tanto successo. La Smart, nel corso degli anni è diventata un’auto richiestissima, che fa tendenza e che ispira comodità, soprattutto tra le strette e trafficate vie cittadine. La prima versione era lunga appena 2,5 m, larga 1,51 m ed alta 1,52. Grazie alla cellula Tridion in lega di acciaio, la Smart ha un abitacolo molto sicuro in caso di incidente nonostante le sue ridotte dimensioni.

Di certo non tutte le piccole auto sono rinomate come la smart. Ve n’è una davvero strana, il suo nome è Tango ed è prodotta dalla Commuter Cars, un’azienda è nata nel 1998 dalla volontà di un padre e di suo figlio con appena 50.000 dollari, derivanti dalla vendita della barca a vela di famiglia. Lo scopo era realizzare una vettura dalle dimensioni estremamente ridotte. Quest’auto è davvero piccola, è larga solamente 99 centimetri, lunga 2,59 m ed alta 152 ed è spinta da due motori elettrici collocati nelle ruote posteriori. Le prestazioni sono discrete visto che l’accelerazione da 0 a 60 kmorari è dichiarata in circa 4 secondi. Il prezzo un po’ troppo elevato, circa 85000 dollari, pari a circa 75.000 euro, non ha di certo favorito la vendita, collocandola nella fascia di prezzo delle auto di lusso. Forse non tutti sanno che il primo cliente è stato George Clooney. Va ricordato che questo veicolo ha il costo di mantenimento per chilometro più bassi di qualsiasi altro mezzo a quattro ruote. La carica della batteria, che dura poco più 10 minuti, offre 130 km di autonomia. La sua linea molto sottile offre gli stessi vantaggi di una moto in quanto a parcheggio offrendo comunque sicurezza ai passeggeri, anche contro gli agenti atmosferici. È priva di bagagliaio ma, il sedile posteriore può essere usato come portaoggetti, per il trasporto di un seggiolino per bambini o può essere completamente rimosso per consentire di avere un piccolo vano per riporre la spesa o altro. Una piccola curiosità: durante il salone dell’auto di Los Angeles di Gennaio, la casa costruttrice ha dimostrato la capacità dell’auto facendo accomodare dietro un giocatore di pallacanestro della NBA di 2,10 m di altezza e davanti uno dei responsabili della casa stessa, Rick Woodbury, entrambi seduti comodi.

La Lumeneo Smera non è propriamente un’auto, ma è piuttosto un incrocio tra una moto ed un’automobile. È stata realizzata da un’azienda francese che l’ha messa in produzione dal 2009. Lunga 2,45 m è larga solamente 80 cm e pesa 350 kg in tutto con il pacco batterie che sulla bilancia segna 80 kg. Il motore elettrico eroga 40 cavalli di potenza e consente di raggiungere i 30 km/h. In città consente una guida molto simile a quella di uno scooter di grandi dimensioni, assicurando, però, maggiore stabilità grazie alle quattro ruote di cui è dotata.  E’ una vettura a due posti, lunga 2,50 m e larga solo 86 centimetri. Ha un raggio di sterzata di 3,5 m e pesa solo 550 Kg. È perfetta per essere guidata in città perché non fa rumore, non inquina, si parcheggia con estrema facilità e soprattutto riesce divincolarsi tra le macchine meglio di qualunque altra quattro ruote. Ha una carreggiata davvero molto ridotta, solo 65 cm. Ad evitare il ribaltamento c’è una vera chicca: il tilting delle ruote, ovvero la capacità della cabina di inclinarsi durante le curve fino a 20 gradi. I quattro pneumatici sono di tipo motociclistico, cioè bombati al centro, per consentire l’inclinazione delle ruote. L’angolo di inclinazione è costantemente controllato da un sistema di elaborazione centrale sulla base dei dati prelevati dal sistema di controllo inerziale, dall’angolo di sterzata, dal tipo di andatura del pilota e dalla modalità di marcia selezionata, nonché dalla qualità del fondo stradale. Il computer controlla un motore DC dedicato alle operazioni di tilting. Questo sistema, rende al guida molto più sicura.

auto più piccole del mondoInfine rientra di diritto tra le auto più piccole del mondo, la Peel P50, la microcar più minuta in assoluto. Questo piccolissimo veicolo è prodotto dalla Casa Automobilistica dell’Isola di Man Peel Engineering Company. Misura solamente 1, 34 m di lunghezza, è larga 99 cm ed alta 1,20 m. Il peso è ridotto a solamente 59 km, cosa che la rende facilmente trasportabile e parcheggiabile a mano, comodo vista l’assenza della retromarcia. Ha due ruote anteriori ed una posteriore, è dotata di un motore DKW monocilindrico da 50 centimetri cubici raffreddato ad aria che consente di raggiungere una velocità massima di 61 km/h. La Peel P50 è stata disegnata da Cyrill Cannell e fece la sua prima apparizione nel 1962 al Salone di Londra e fu prodotta dal 1963 al 1964 in soli 47 esemplari dei quali si stima ne siano rimasti solamente 20.

Parlando di vetture piccole piccole possiamo, senza rischiare di sbagliarci, inserire nell’elenco anche la P45, vettura incredibile realizzata da Jeremy Clarkson, uno dei tre conduttori del programma di motori più pazzo e seguito al mondo, Top Gear! E’ stata realizzata proprio con l’obiettivo di essere la più piccola auto omologata per circolare su strada al mondo. E’ spinta da un motore a benzina che può raggiungere una velocità massima di 30 miglia orarie ed ha un serbatoio da solamente 1,7 litri di carburante. Il suo creatore assicura che in tempi brevissimi è possibile sostituire il motore termico con uno elettrico. La sicurezza sulla P45 non è stata affatto presa in considerazione. Infatti, le braccia sono esposte agli urti prive di qualunque tipo di protezione, mentre il resto del corpo è fissato tramite cinture all’interno della carrozzeria. L’unico lato positivo è che di certo risulterà comodissima nelle trafficate vie cittadine.

Airbag: storia ed evoluzione

Ormai tutte le macchine sono dotate di airbag anche conosciuti con il nome di cuscini salvavita. Questi sono dispositivi di sicurezza che vengono istallati nel volante. In aggiunta a questi ve ne sono altri inseriti all’interno dell’abitacolo, nella plancia, nei sedili, con lo scopo di proteggere i passeggeri del veicolo in caso di incidente stradale. Nonostante siamo da tempo ormai abituati a vedere istallati gli airbag sulle nostre automobili, questi dispositivi nascono solo nel 1952. Vediamo insieme come funzionano e come si sono evoluti nel corso degli anni.

La storia dell’airbag, il palloncino che ci salva la vita

airbagL’invenzione dell’airbag si deve a John W. Hetrick, depositario del brevetto. Nel corso degli anni il congegno venne migliorato e modificato fino ad essere utilizzato nel campo delle automobili agli inizi degli anni sessanta. Vennero poi presentati diversi prototipi alle diverse case automobilistiche degli Stati Uniti. Il meccanismo fu, però, adottato ed istallato sulla prima automobile nel 1973, l’auto era una Oldsmobile Toronado. L’airbag fu inserito, poi, anche su altri veicoli della casa automobilistica, come la Buick e la Cadillac. Inizialmente non tutti approvarono e condivisero l’effettiva funzionalità degli airbag. Questo portò ulteriori ritardi nella diffusione di questo dispositivo che si è però dimostrato davvero efficace, non a caso ha salvato e salverà molte vite. Superate le prime remore, agli inizi degli anni ottanta, l’airbag iniziò la sua diffusione, ma con un’importante raccomandazione: mai viaggiare su un veicolo dotato di airbag senza la cintura di sicurezza ben allacciata. Si riteneva, infatti, che l’airbag, da solo, cioè senza il supporto delle cinture, in caso di attivazione, avrebbe fatto più danni che altro. Oggi tutte le vetture sono dotate di almeno un airbag e non solo le auto potenti, ma anche quelle di piccola cilindrata.

In un veicolo possono esserci differenti tipi di airbag:

  • quelli per i posti anteriori, per il guidatore ed il suo passeggero
  • quelli per i posti posteriori che fuoriescono dagli schienali dei posti anteriori
  • quelli laterali che escono da vani delle portiere. I primi al mondo sono stati montati dalla Volvo nel 1994
  • quelli superiori che escono dai montanti superiori dei vani porta
  • quelli posizionati sotto il volante, di recente realizzazione, che proteggono le gambe del guidatore

Generalmente hanno una forma a sacco, ma ve ne sono anche di altre forme. Inoltre, si differenziano anche per la diversa taratura del sensore ed il suo diverso posizionamento. Quelli per i posti anteriori e posteriori hanno il sensore alla base del parabrezza, si innescano in caso di urti frontali o comunque anteriori superiori ai 15-20 km/h e che avvengono in un “cono” di circa 20 gradi rispetto alla direzione di marcia. Ciò vuol dire che non si azionano in caso di urti laterali o posteriori. Esattamente al contrario funzionano gli airbag laterali. Ad oggi l’airbag non è obbligatorio per legge, ma continua ad essere consigliato il fatto di abbinarlo sempre alla cintura di sicurezza. Infatti, l’airbag non sostituisce la cintura, ma non è altro che un ulteriore dispositivo di sicurezza che evita che, in caso di violento urto, la testa vada a sbattere contro il volante o contro le parti interne dell’abitacolo.

L’airbag non è altro che un piccolo pallone io camera d’aria, che, in caso di incidente viene gonfiato da una piccola esplosione o dal rilascio istantaneo di gas compresso. L’airbag viene gonfiato in 30/50 millesimi di secondo a una velocità di circa 320 km/orari, tanto veloce da poter spingere all’indietro la testa del conducente. Per questa ragione è importante che il poggiatesta del sedile sia realizzato con un materiale morbido o imbottito e venga posizionato in maniera leggermente inclinata verso il basso, in modo da evitare il rischio di una contusione cerebrale. L’airbag può essere usato una sola volta, infatti dopo l’entrata in funzione va sostituito.  Il suo prezzo non è affatto esiguo, si aggira tra i 200 e i 1000 euro. Fortunatamente in alcuni modelli di veicoli esiste un sensore posto nel sedile del passeggero in grado di rilevare la presenza di un secondo occupante e di disattivare il funzionamento dell’airbag in caso di posto vuoto.

Un airbag è costituito da:

  • un sensore che rileva la brusca frenata del veicolo causata da un impatto
  • una centralina elettronica che riceve il segnale del sensore, lo elabora e invia il comando ad un detonatore
  • un detonatore che innesca la sostanza, di solito azoturo di sodio, contenuta nella capsula esplosiva attraverso una corrente elettrica o un urto di un puntale. Questa, esplodendo, sviluppa una quantità di gas tale da gonfiare il contenitore
  • una eventuale seconda capsula, presente negli airbag ibridi, che contiene del gas inerte precompresso che va a gonfiare il sacco
  • l’airbag vero e proprio, il sacco, solitamente realizzato in materiale sintetico e dotato di fori nella parte posteriore

airbagFra la prima capsula e il sacco, negli airbag pirotecnici, è presente una rete metallica a maglie fini che blocca l’accesso al sacco alle particelle solide e che raffredda i gas che lo gonfiano. Gli airbag ibridi sono più veloci dei pirotecnici ed è per questo che si preferiscono quando si tratta di airbag laterali e a tendina. Infatti, lo spazio fra l’occupante e le porte è limitato, quindi l’airbag deve dispiegarsi più velocemente possibile. Per quanto riguarda gli airbag frontali del guidatore e del passeggero, è possibile scegliere indifferentemente fra i due. Esiste, poi, un terzo tipo di airbag: i dual stage, che sono costituiti da una coppia di airbag ibridi o pirotecnici ma con un solo sacco. La centralina può scegliere di attivare una sola carica pirotecnica e gonfiarlo parzialmente oppure attivarle entrambe ma distanziate temporalmente. Il primo caso si può avere se sul sedile è presente un bambino o un occupante leggero, il secondo caso è utilizzato per ridurre la violenza dell’impatto dell’occupante con l’airbag. Con l’accensione, si crea un’esplosione che gonfia l’airbag mentre la testa e il torace degli occupanti si stanno spostando in avanti, rallentando il loro moto più dolcemente rispetto all’impatto con la plancia o contro lo sterzo. Subito dopo, però, comincia a sgonfiarsi attraverso i fori posteriori del sacco, attutendo l’impatto del corpo contro il volante o contro il cruscotto senza far incorrere le vittime nel pericolo di soffocamento.

Ma l’airbag come dispositivo per la sicurezza, non un uso esclusivo delle automobili. Nelle attività sportive come il motociclismo o l’equitazione, il rischio di incidenti anche seri è all’ordine del giorno. Per questa ragione gli airbag vengono inseriti all’interno di appositi gilet e giubbotti tecnici realizzati proprio per proteggere il corpo umano in caso di impatto. Il concetto di base è lo stesso dell’airbag delle automobili, ma in questo caso, la camera d’aria va ad avvolgere la parti più a rischio del corpo: il torace, la cervicale, i fianchi, la testa e la colonna vertebrale.

Sistemi di questo tipo sono oggetto di studio da lungo tempo e, di recente, è stato creato un airbag davvero innovativo, per i ciclisti. È una sorta di incrocio tra un casco, per la forma e la funzione di proteggere la testa, ed un airbag per la tecnologia che utilizza per funzionare. L’airbag per ciclisti, proprio come quello delle automobili, si apre solo in caso di necessità. L’idea è nata dalle menti geniali di due studentesse svedesi della facoltà di ingegneria della Lund University: Anna Haupt e Terese Alstin. L’oggetto è stato chiamato Hövding ed è nato nel 2005 quando le due ragazze hanno deciso di realizzare l’airbag per i ciclisti nell’ambito di un progetto sperimentale per la tesi del master in industrial design. L’ispirazione è nata poiché, in Svezia, è appena entrato in vigore l’obbligo di indossare il casco per i minori di 15 anni. Studi di settore hanno riportato dati allarmanti: ogni anno in questo paese muoiono circa 40 ciclisti, di cui uno su tre a causa di ferite riportate alla testa. Il 40% di questi ciclisti non indossava il casco. Gli elmetti riducono del 60% le probabilità di contusioni e traumi. Probabilmente questo progetto farebbe molto comodo anche a noi italiani. Nel nostro paese, infatti, sono stati registrati, solo nel 2010, 263 ciclisti che hanno perso la vita su strada.

airbagL’invenzione delle due giovani studentesse svedesi è una sorta di collare ergonomico che si indossa e si apre solo all’occorrenza grazie alla presenza di sensori che valutano la posizione del corpo rispetto al suolo e fanno gonfiare il meccanismo solo in caso di necessità. Non è stato trascurato nemmeno l’aspetto estetico. Infatti, è disponibile in diversi colori così da poter essere abbinato agli indumenti indossati. Nel 2006 il prodotto ha vinto anche la Venture Cup e con i capitali in palio le due hanno fondato una loro compagnia: la Hövding Sverige AB che oggi dà lavoro a 16 persone. L’ideazione e la realizzazione del casco gonfiabile ha avuto ben 7 anni di gestazione, ma il risultato è davvero sorprendente. Il casco-airbag può essere acquistato online ad un costo non proprio abbordabile, circa 466 euro, ma sulla propria sicurezza c’è poco da fare i taccagni. 

Storia di un marchio: Citroën

I veri appassionati di automobili non si limitano ad apprezzarne la struttura, il meccanismo, il motore, ma vogliono conoscere tutto di un modello e di un marchio, soprattutto la sua storia. Ed è per questo che ci occuperemo di una nota casa automobilistica francese: la Citroën. Questo marchio nacque nel 1919 dalla trasformazione dell’industria fondata da André Citroën, che era stata fondata al fine di produrre materiale meccanico e militare. Oggi, però, appartiene a PSA Peugeot Citroën. Vediamo come questo storico marchio si è evoluto nel corso dei decenni.

Il marchio Citroën tiene alta la bandiera francese

CitroënCon lo scoppio della Prima Guerra Mondiale André Citroën decise di fondare un’impresa che si occupasse di produzione di armi. Il suo apporto fu tale da rappresentare per l’esercito francese uno dei principali motivi che portarono la Francia stessa alla vittoria. Ma André Citroën, in previsione dell’imminente conclusione del conflitto, stava già pensando al dopoguerra e a come riorganizzare la produzione della sua azienda di granate. L’idea per lui più sensata erano le automobili. Citroën aveva già avuto esperienze nell’ambito automobilistico ed era chiaro che il fenomeno non era per nulla passeggero ma era pronto ad esplodere in tutto il mondo con sempre maggiore impatto. Non senza difficoltà, André Citroën riuscì comunque a realizzare questo nuovo grande progetto dando vita alla sua azienda automobilistica. Pochi mesi dopo fu presentata la Type A. La produzione, però, andò a rilento: fu Lucien Rosengart, fondatore di una società finanziaria, la SADIF, a risolvere i guai finanziari della casa automobilistica, dovuti agli enormi investimenti fatti per la riconversione.  Ecco che la produzione poté partire senza intoppi.  

Agli inizi degli anni Venti viene creata una rete di concessionarie, tra cui quella di Marsiglia. Già nel 1922 tutta la Francia contava già ben 292 punti vendita. Nello stesso anno vennero prodotte più di cento unità al giorno, che divennero trecento nel 1924. Quando l’azienda riuscì a guadagnare ingenti somme, André Citroën riacquistò le quote cedute a Lucien Rosengart e tornò ad essere l’unico proprietario della sua azienda. Intanto si stava lavorando alla produzione di un’altra automobile, la Type C, di cui furono prodotti più di cinquantamila esemplari. L’azienda inizia a crescere assumendo sempre più operai. Ma Citroën non si ferma e allarga i suoi orizzonti anche fuori dal paese: il 23 agosto 1923 a Londra fu aperta la prima filiale Citroën straniera. In contemporanea si rafforza la struttura locale creando un nuovo stabilimento a Levallois per l’assemblaggio della Type C. Il patron della Citroën era lungimirante. Infatti, non si limitava a produrre auto, ma forniva anche il supporto tecnico successivo all’acquisto come l’assistenza tecnica in caso di guasto, un servizio di approvvigionamento e fornitura di pezzi di ricambio. Nel frattempo le filiali straniere aumentano: il 22 febbraio 1924 fu avviata la fabbrica di Bruxelles, a cui seguirono gli stabilimenti di Madrid e Ginevra. Nello stesso anno apre anche la filiale in Italia, a Milano.

Per agevolare i clienti ed invogliarli all’acquisto, il capo dell’azienda francese fondò anche la SOVAC, una società finanziaria per l’acquisto a rate delle vetture Citroën. E per attrarre i potenziali acquirenti, diede vita ad una massiccia campagna pubblicitaria. Non a casa fu lui uno dei primi costruttori automobilistici ad utilizzare la pubblicità per aumentare le vendite. Inoltre allestì uno spazio nell’area fieristica per far provare gratuitamente e senza impegno le proprie vetture al pubblico. Nel 1920 entra in scena nella casa del “double Chevron”, un nuovo personaggio, Adolphe Kegresse, un alsaziano con esperienze nell’allora Impero Russo come costruttore di veicoli cingolati.  Proprio la trazione su cingoli fu un’invenzione che legò Kegresse a Citroën. Furono prodotti i primi semicingolati da fornire a particolari categorie professionali. Ben presto arrivarono ordini anche da altri Paesi europei.

La storia della Citroën fu segnata da importanti traguardi grazie alla presenza forte del suo creatore. Con la morte di André Citroën e il subentro di Pierre Boulanger si chiuse un fondamentale capitolo nella storia della Citroën. Per creare un legame tra passato e futuro, Boulanger riprese un progetto ideato dal defunto Citroën: un’automobile minima per tutti, una vettura super economica che avrebbe risolto il problema della motorizzazione di massa. Le cose iniziarono a complicarsi quando, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il regime nazista chiese a Boulanger di collaborare, ma Boulanger rifiutò attirandosi le antipatie del regime stesso. L’azienda fu costretta a fermarsi del tutto in occasione dei bombardamenti su Parigi, avvenuti nel 1943. Intanto, però, tutti i prototipi vennero distrutti per non farli cadere in mano ai nazisti, tranne tre o quattro che vennero ben nascosti. Dopo la guerra, la Casa Citroën riprese a lavorare alacremente a due di questi progetti: il TPV e il VGD. Il primo vide la luce nel 1948 con il nome di 2CV e divenne uno dei più grandi best-seller della Casa tanto da essere prodotto per ben 42 anni in quasi 4 milioni di esemplari. Nello stesso anno il furgone TUB venne sostituito dal Type H. Due anni dopo, e precisamente l’11 novembre 1950, l’azienda venne colpita da un altro lutto. Muore Pierre Boulanger in seguito ad un incidente stradale.

Cinque anni dopo, il 6 aprile del 1955, fu annunciata l’alleanza tra la Citroën e la Panhard. L’accordo prevedeva l’acquisizione da parte della Citroën del 25% del pacchetto azionario della Panhard. Grazie a tale accordo, la Citroën poteva sfruttare uno degli stabilimenti Panhard per assemblare le 2CV Furgoncino, poiché ormai gli impianti Citroën erano saturi. Pochi mesi dopo, la Traction Avant, a suo tempo così innovativa, fu sostituita dalla DS, una vettura unica nel suo genere: fu la prima a racchiudere in sé la trazione anteriore, la scocca portante, il cambio semiautomatico, le sospensioni idropneumatiche e il circuito idraulico in comune con sospensioni, servofreno, servosterzo e frizione idraulica. Nel 1967 la Casa del “double Chevron” rilevò la Berliet, nota per i suoi mezzi pesanti per trasporto merci. In questo modo il ramo dei trasporti pesanti della Citroën si amplia e si arricchisce. Qualche anno si presenta una straordinaria occasione per la Michelin, detentrice del marchio Citroën: soccorrere una prestigiosa Casa italiana, la Maserati, nota per la sua attività sportiva e per le sue raffinate e lussuose automobili, che navigava in cattive acque. Ecco che nacque la SM e, quasi in contemporanea la Maserati Quattroporte II. Nella stessa occasione dell’acquisto della Maserati vi fu una profonda ristrutturazione delle attività Citroën. Michelin, rimasto per lungo tempo l’unico azionista, decise di vendere una quota del 49% di Citroën alla Fiat. Tutti questi investimenti, però, spinsero la Citroën, sull’orlo del baratro. A questo va aggiunto l’errore di rimanere per ben 15 anni priva di un vero modello nella gamma media. La situazione era catastrofica.

CitroënPer poter salvare l’azienda si decise di unire Citroën e Peugeot in una società unica. Il 1° giugno 1974, Peugeot acquistò il 38,2% di Citroën dalla Michelin e divenne responsabile della gestione globale del nuovo gruppo, chiamato PSA Peugeot-Citroën.  La seconda crisi petrolifera degli anni ’70, mise in difficoltà il nuovo Gruppo PSA, che fu costretto a disfarsi anche della Chrysler Europe acquisita poco tempo prima. Questo, però, non impedì la nascita di modelli Citroën molto apprezzati come la BX e la AX. Negli anni novanta la Citroën si adatta alle tendenze di mercato dell’epoca, proponendo vetture con carrozzeria monovolume come la Citroën Evasion o multi spazio come la Citroën Berlingo. Ricordiamo, inoltre, che dal 1993 la Citroën è presente nel mercato cinese assieme alla Peugeot. L’arrivo del nuovo millennio coincise con un periodo d’oro per il marchio francese e per l’intero gruppo PSA. I modelli con motore diesel attirano molti nuovi clienti. La gamma subisce una rivoluzione nelle denominazioni, ora tutterappresentate da una sigla di due lettere che comincia con la lettera C, iniziale del marchio del “double Chevron”, seguita da un numero che identifica la posizione della vettura nella gamma. Ecco, quindi, che arriva, la C3, l’utilitaria di ampie dimensioni e la C2, la sua versione compatta. Nel 2008 esplose la crisi finanziaria dei mutui subprime. Le vendite dell’intero mercato automobilistico mondiale calarono di colpo. Il Gruppo PSA non parve risentirne, tanto da lanciare, nel 2010, una nuova gamma di modelli battezzata DS. Ma il Gruppo PSA non fu immune alla crisi, semplicemente ne risentì in ritardo ma altrettanto duramente di quanto successo alle altre case automobilistiche. Ancora oggi la Citroën sta pagando la brusca frenata a cui è stata costretta dal mercato mondiale. 

Lezioni di guida: gli incroci

Probabilmente molti di voi avranno già preso la patente e già conoscono le norme che regolano gli incroci o gli ordini di precedenza, ma una ripassatina non fa mai male. Fondamentale, invece, è conoscere l’argomento per chi sta studiando al fine di conseguire la patante, non solo perché è importante sapere come e quando dare precedenza, ma anche perché gli incroci sono uno degli argomenti scelto più di frequente nei quiz. In questa lezione di guida ci occuperemo delle varie norme che regolano gli incroci e vi mostreremo alcuni esempi al fine di rendere l’argomento ancora più chiaro e comprensibile.

Impariamo a conoscere gli incroci ed il diritto di precedenza

incrociPartiamo dal presupposto che, prima ancora di seguire le regole, è tenere presente che anche se vuoi avete diritto di precedenza non è detto che gli altri automobilisti ve lo diano. È, quindi, necessario munirsi di un minimo di buon senso e di prudenza. Ed è il Codice della Strada a sancirlo nell’art.145, comma1 che dice: “ I conducenti, approssimandosi ad una intersezione, devono usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti” ed aggiunge che in caso di violazione delle normative riguardanti gli incroci si è soggetti “…alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 162 ad euro 646. Quando lo stesso soggetto sia incorso, in un periodo di due anni, in una delle violazioni di cui al comma 10 per almeno due volte, all’ultima infrazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a tre mesi, ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI.”

La regola regia che la precedenza va data a chi viene da destra, salvo le dovute eccezioni indicate dalla segnaletica, risale ai primi del ’900. Prima veniva posta in essere una sorta di precedenza di cortesia considerando che i veicoli in circolazione erano pochi e non motorizzati. Con l’avvento delle carrozze a vapore le strade vennero dotate di rotaie per i tram che di norma erano situate proprio sul lato destro della strada, mentre gli altri veicoli circolavano sul lato sinistro. È da qui che nasce l’abitudine, poi resa norma, di dare la precedenza a destra. Inizialmente, infatti, le auto erano tutte dotate di volante a destra e quindi per una questione di comodità e soprattutto di visibilità la precedenza venne accordata da questo lato della strada.

Solo nel 1923 questa regola praticata solo nelle grandi città venne estesa a tutto il territorio. Alla fine degli anni venti si iniziò ad asfaltare le strade: comparve la segnaletica orizzontale. La prima linea dipinta fu quella di mezzeria. La marcia dei veicoli venne spostata sulla destra, i veicoli iniziarono a portare il volante a sinistra per meglio visualizzare in centro strada.

La regola della precedenza a destra da allora non è stata più modificata e si applica:

  • in incroci privi di qualsiasi segnali di precedenza
  • in incroci tra strade in cui vi è lo stesso segnale di precedenza (es: semaforo verde in due tronchi di strada)
  • in presenza degli specifici segnali

Invece, la precedenza sia a destra che a sinistra va data nei seguenti casi:

  • quando si trova il segnale di dare la precedenza
  • quando si trova il segnale fermarsi e dare la precedenza (Stop)
  • al segnale rosso di un semaforo o alt del vigile
  • quando si esce da un luogo privato o non soggetto a pubblico passaggio
  • quando si effettua una qualsiasi manovra (retromarcia, inversioni ecc)
  • ai veicoli con lampeggiante blu e sirena in funzione in servizio di emergenza 
  • ai veicoli circolanti su rotaie (tram) salvo diversa segnalazione
  • ai pedoni sulla carreggiata o in attesa sugli attraversamenti

A questo punto è importante capire la differenza tra il segnale di dare precedenza e lo stop. Il segnale di “dare la precedenza” stabilisce che abbiamo l’obbligo di dare la precedenza a tutti senza tuttavia imporci l’arresto. E’ necessario tuttavia sottolineare che per non fermarsi devono sussistere due condizioni:

1)      non ci devono essere veicoli nelle immediate vicinanze

2)      per vedere che non ci sono veicoli ho bisogno di una buona visibilità

Il segnale di “Stop o fermarsi e dare la precedenza”, invece, impone l’obbligo di fermarsi sempre indipendentemente che la strada sia o no libera e che vi sia o meno la visibilità.  In sintesi, i due segnali, per quanto riguarda le norme sulla precedenza, sono simili: tutte e due, infatti, dicono di dare la precedenza. L’unica differenza sta nella possibilità di fermarsi o meno nel primo caso, una possibilità che, però, non è un obbligo.

Discorso a parte meritano le strettoie che possono essere:

  • simmetriche: la strada si restringe da ambo i lati della strada
  • asimmetriche: la strada si restringe solo da un lato

Nelle strettoie simmetriche due veicoli che si incrociano possono passare insieme se la larghezza della strada lo permette. Nel caso di passaggio impossibile in genere entrambi avranno l’obbligo di rallentare ed usare prudenza ed eventualmente anche arrestarsi. Di solito si applica la precedenza di fatto. Mentre, nelle strettoie asimmetriche se il passaggio non risulta possibile il veicolo che non può mantenere la propria destra dovrà concedere il passo al veicolo proveniente di fronte. Nel caso vi sia la presenza dei segnali di senso unico alternato il passaggio contemporaneo anche se possibile non può essere effettuato: il transito sarà uno alla volta in base alle precedenze determinate dai segnali.

Un’altra situazione in cui va applicato l’obbligo di precedenza è sulle strade in forte pendenza. In questi casi, la precedenza spetta di norma al conducente che procede in salita. Tuttavia se il conducente che procede in salita dispone di una piazzola o di uno slargo dovrà accostare e favorire il passaggio dell’altro. Nel caso il passaggio non sia possibile e si renda necessaria la manovra di retromarcia marcia si deve tener presente che:

  • un complesso veicolare ha la precedenza sul veicolo isolato
  • un autobus ha la precedenza su un autocarro
  • a parità di mezzo il veicolo di massa superiore a 3,5 t ha precedenza su uno di massa inferiore

Ricordate che la precedenza a sinistra non esiste. Si tende però spesso a parlare erroneamente della precedenza a sinistra nelle rotatorie moderne, cioè quelle nelle quali in entrata vi è il segnale di dare la precedenza. Chi entra nella rotatoria incontra sempre i segnali dare precedenza e per questo valgono i seguenti principi: 

  • sono sempre a senso unico con circolazione in senso antiorario
  • chi entra nella rotatoria deve fermarsi e dare la precedenza a chi circola al suo interno
  • chi circola all’interno della rotatoria ha la precedenza su chi deve immettersi

Inoltre, all’interno della rotatoria è vietato fermarsi. Tuttavia è bene ricordare che il segnale dare la precedenza indica di dare la precedenza a destra e sinistra.

Vediamo, allora, alcuni esempi utili di possibili incroci per capire meglio come e quando applicare la regola della precedenza:

Esempio 1:

incroci

Tutti i veicoli hanno la destra occupata. Il tram T ha precedenza su tutti gli altri veicoli quindi passa per primo. Il veicolo A impegna l’incrocio e si ferma al centro di esso, transita il veicolo O poi M. Infine il veicolo A prosegue e libera l’incrocio

Esempio 2:

incroci

Il primo veicolo a passare è il veicolo B in quanto non incrocia veicoli da destra, a questo punto può passare il veicolo H che una volta transitato B ha la destra libera ed infine può impegnare l’incrocio il veicolo C.

Esempio 3:

incroci

 

L’ordine con cui i veicoli impegnano l’incrocio è: D P B N. Il veicolo D passa per primo perchè non incrocia veicoli da destra, poi transita il veicolo P (passato D non ha veicoli da destra), si prosegue con il veicolo B e poi il veicolo N.

Esempio 4:

incroci

Il primo ad impegnare l’incrocio è il veicolo L che non incrocia veicoli da destra. Poi C insieme ad A (transitato L non incrocia altri veicoli da destra), infine il veicolo D che deve attendere A ed C perchè provengono da destra.

Esempio 5:

incroci

I primi ad impegnare l’incrocio sono i veicoli L ed H insieme perchè percorrono la strada principale (sulle altre strade c’è il segnale “dare precedenza”), poi transita il veicolo B (ha precedenza rispetto al veicolo O perchè nel caso in cui due veicoli hanno il segnale “dare precedenza” passa per primo chi proviene la destra), infine impegna l’incrocio il veicolo O (deve dare la precedenza a B perchè B proviene da destra). 

I controlli dell’auto prima di un viaggio

Generalmente i meno attenti a queste cose ne pagano il prezzo. Prima di partire per un viaggio si consiglia sempre di far controllare l’auto per assicurarsi che sia tutto funzionante in modo da non avere spiacevoli inconvenienti proprio durante la vacanza. Tutti si raccomandano, ma quanti sanno in cosa consistono realmente questi controlli, cosa bisogna vedere, misurare, valutare? Ecco quali sono i controlli dell’auto prima di partire che devi fare.

Controlli dell’auto e partenza sicura

controlli dell’autoPneumatici sgonfi, olio vecchio o scarso, climatizzatore non efficiente, basta poco per compromettere la serenità di una vacanza. Ecco allora cosa controllare prima di partire.

  • Assicurati che la revisione dell’auto sia in regola e, in caso contrario, rivolgiti a un’officina per effettuare tutte le verifiche necessarie. Controllo la revisione dell’auto è davvero importante perché viaggiare con l’auto non in regola può costare davvero caro, sia nei confronti delle Forze dell’ordine, sia della compagnia di assicurazione. Il rischio è di rimanere senz’auto nel pieno della vacanza. In pochissimo tempo, il vostro meccanico può fare un check-up dell’auto. Va verificato l’olio motore ed eventualmente sostituito se si devono percorrere molti chilometri per evitare di causare grossi danni al motore. Il liquido di raffreddamento è altrettanto importante visto che si viaggia con temperature elevate e spesso capita di dover restare a lungo in coda con il motore acceso. Il circuito di raffreddamento viene messo a dura prova. Il vostro meccanico verificherà anche l’usura delle pastiglie dei freni. Per la sicurezza del viaggio è importante anche il liquido lavavetri visto che consente di avere i cristalli sempre puliti e quindi una migliore visibilità. Di conseguenza, verificate anche le spazzole che si rovinano spesso e non consentono un’ottimale pulizia di parabrezza e lunotto posteriore. Anche lo stato della batteria è importante il cui controllo si esegue in pochi minuti con i dovuti strumenti;
  • Non dimenticare di controlla il funzionamento di tutte le lampadine e verifica l’altezza dei fari soprattutto se viaggi con l’auto molto carica di bagagli;
  • Controlla il corretto funzionamento dell’aria condizionata. Soprattutto se si viaggia d’estate, questo strumento diventa fondamentale per rendere il viaggio sopportabile. Quando fa molto caldo nell’abitacolo l’attenzione del guidatore può calare drasticamente aumentando il rischio di incidenti;
  • Prima di mettersi in viaggio è fondamentale controllare la pressione dei pneumatici e lo spessore del battistrada che per legge deve essere di non meno di 1,6 mm, compresa la ruota di scorta. Molti pneumatici, per rendere più semplice la valutazione del grado di usura hanno dei piccoli indicatori sulla gomma per segnalare l’altezza esatta del battistrada. Ma perché il battistrada deve avere una certa altezza affinché il pneumatico abbia migliori prestazioni? Considerate che i canali del battistrada drenano l’acqua presente sulla strada riducendo al minimo l’effetto di acquaplaning e rendendo più stabile il veicolo. La pressione non deve essere né troppo alta né troppo bassa, in entrambi i casi, infatti, il veicolo non avrebbe la giusta stabilità su strada;
  • Fate controllare il livello dell’olio motore. Per sicurezza, portate con voi in viaggio una confezione di olio di scorta nel bagagliaio, assicurandoti che sia adatta al tuo modello di auto;
  • Se avete la ruota di scorta, non dimenticate di verificane le sue condizioni e quelle di tutti gli strumenti necessari per un eventuale cambio ruota: cric, triangolo segnaletico, gilet catarifrangente;
  • Se viaggiate con i bambini, assicurati che viaggino su un seggiolino omologato e adatto alla loro età;
  • Ricorda che una macchina in buone condizioni ha bisogno anche di un guidatore in buone condizioni;
  • Un ottimo consiglio è quello di pianificare il viaggio ed eventualmente individua i distributori di carburante più economici lungo il percorso.

controlli dell’autoÈ sempre bene controllare anche:

  • di avere tutti i documenti: libretto di circolazione, certificato d’assicurazione, carta verde (per l’estero). Controllate che la vostra patente e l’assicurazione non siano scadute. Chi si mette al volante con la patente scaduta si vede rifilare una multa di 155 euro. Se invece si tratta della polizza, sono guai ben peggiori: 38 euro se avete dimenticato il contrassegno a casa, se invece non l’avete rinnovata in tempo utile, scatta una multa di 779 euro ‘corredata’ di sequestro del veicolo. Decisamente non il modo migliore per iniziare la vostra vacanza
  • di disporre del triangolo per la segnalazione di auto in panne, del crick e della chiave per i bulloni delle ruote
  • evitare di partire nelle ore più “calde” sia dal punto di vista del traffico sia da quello del clima
  • evitare di mettersi in viaggio dopo aver mangiato per non rischiare colpi di sonno dovuti alla digestione
  • evitare gli alcolici prima della partenza. Il limite alcolemico è di 0.5 gr/l
  • sistemare correttamente le valige nel portabagagli. Il carico più pesante andrà collocato possibilmente verso il centro dell’auto per limitare le variazioni di comportamento dell’auto stessa
  • allacciare le cinture di sicurezza
  • assicurare i bambini sui seggiolini (fino a 15 kg) o sui riduttori omologati (fino ai 30 Kg)
  • rispettare la distanza di sicurezza e i limiti di velocità
  • pianificare il percorso controllando le previsioni sul traffico e gli eventuali lavori in corso.

Ricorda che se l’auto non è stata revisionata, la sanzione è di 155 euro più il ritiro della carta di circolazione. Meglio dunque assicurarsi che non siano trascorsi di due canonici anni dall’ultima revisione.

Storia di un marchio: Renault

Le macchine, sin dal loro esordio, sono state un apparecchio affascinante che, con gli anni, si è evoluto fino a raggiungere i livelli che possiamo vedere oggi sfrecciare sulle nostre strade. La crescita e le migliorie apportate ai veicoli a quattro ruote si devono alle case automobilistiche ed agli ingegneri che ci hanno lavorato e dedicato la loro vita. Tra i marchi più famosi al mondo, accanto alla Fiat, all’Alfa Romeo, alla Ford, alla Mercedes, ce n’è uno francese: la Renault. Guardando il rombo che decora la parte frontale dei sui veicoli pensiamo subito a questa casa automobilistiche che fu fondata nel 1898. Conosciamo qualcosa di più sulla Renault.

Renault: il marchio automobilistico francese più famoso al mondo

RenaultLa Renault da il via alla sua produzione nel 1898. Il suo nome ufficiale era Société Renault Frères e nacque il 1° ottobre del 1898 per volere di Louis, Marcel e Fernand Renault. Sin dal principio, la Renault dovette affrontare una dura concorrente, la Citroën, che rese difficoltoso il lancio del marchio almeno fino agli anni Trenta. Ma durante la Seconda guerra mondiale, le fabbriche di Louis Renault lavorarono per la Germania nazista realizzando numerosi automezzi per il Terzo Reich. Se, inizialmente, questa collaborazione risultò fruttuosa per la casa automobilistica, le conseguenze non tardarono a farsi sentire e non furono di certo altrettanto piacevoli. Renault fu accusato di avere collaborato con il regime filo-nazista durante l’occupazione e venne fu arrestato nel 1944 durante la liberazione della Francia. Morirà in prigione, prima che avesse inizio il processo durante il quale avrebbe avuto la possibilità di dimostrare la propria innocenza. 

Il suo corpo fu sottoposto ad autopsia che evidenziò che la causa della morte era il collo spezzato. Un omicidio vero e proprio, quindi. In seguito a questo evento, il suo impero industriale fu pertanto confiscato dal governo francese e nel gennaio del 1945 la Renault divenne quindi un’industria pubblica con il nome di Régie Nationale des Usines Renault, la cui direzione fu affidata a Pierre Lefaucheux. Il primo modello dopo la rinascita sotto la direzione dello stato francese è la Renault 4CV, immessa sul mercato nel 1946. Nelle mani dello stato, negli anni sessanta e settanta, la Renault rivive una nuovo periodo di splendore che la porta all’acquisto dell’American Motors. Simbolo del grande successo del marchio sono la Renault 4 Renault 5, i due modelli più venduti e longevi della casa realizzati proprio in questi anni e considerati simbolo degli anni doro della Renault.

Con l’avvento degli anni ottanta appare all’orizzonte un altro marchio che renderà vita dura alla Renault, la Peugeot, sottraendole il primo posto nelle vendite nel mercato interno. Ecco che arriva la prima sostituzione ai vertici, il presidente Bernard Hanon viene rimpiazzato da Georges Besse, che rilancia il marchio e decide di rivendere le società annesse come American Motors nel 1987. La storia della Renault si tinge nuovamente di rosso. Anche il nuovo presedente, così come il fondatore del marchio, viene assassinato. Il suo compito era quello di risollevare le sorti finanziarie della prima casa automobilistica francese. Per farlo prese la difficile decisione, probabilmente l’unica attuabile in quella critica situazione, di licenziare 21.000 addetti nell’arco di due anni. Quest’azione portò alla reazione di alcuni che lo uccisero proprio davanti alla sua casa. La morte di Besse, non fermò l’azienda che seguì i piani del vecchio presidente con l’aiuto di Raymond Lévy a cui seguirà Louis Schweitzer nel 1992, sostituito nel 2005 da Carlos Ghosn.

L’inizio degli anni Ottanta è segnata da una prolifera collaborazione tra la Renault e la casa automobilistica svedese Volvo che consiste prima con uno scambio di meccaniche, poi con la costruzione di alcune unità in comune. Altra importante svolta: in occasione della quotazione in borsa di Renault, Volvo cede la sua parte allo Stato francese. Nel 1996 l’azienda viene privatizzata assumendo la denominazione di Renault S.A.. A partire dagli anni novanta la Renault stringerà alcuni importanti legami, primo fra tutti con la General Motors nel settore dei veicoli commerciali leggeri. Inizialmente l’accordo prevedeva la vendita, in alcuni mercati, del Renault Trafic anche sotto i marchi Opel e Vauxhall, con il nome Arena. Alla fine dello stesso anno viene presentato il nuovo Renault Master, anch’esso sottoposto all’identica operazione di semplice rimarchiatura per essere venduto dall’anno successivo come Opel e Vauxhall Movano. Queste alleanze porteranno alla creazione in collaborazione del nuovo modello del Trafic, che vede la luce alla fine del 2000. Renault è responsabile della progettazione, mentre il veicolo viene prodotto da General Motors nella fabbrica Vauxhall di Luton. Con ridotte modifiche, il furgone dà origine alla Opel Vivaro che andrà a sostituire il modello Arena.

RenaultL’anno seguente si assiste ad un’altra allenaza, la Renault assume il controllo di Nissan. Il principio è lo stesso che sta dietro all’alleanza con la Volvo: in questo caso i due furgoni oggetto dell’alleanza tra Renault e GM vengono proposti anche sotto il marchio giapponese, Interstar è il gemello di Master e Movano, mentre Trafic e Vivaro vengono affiancati dal Primastar. Questi nuovi modello vengono prodotti anche nella fabbrica Nissan di Barcellona in Spagna, anche per gli altri marchi dell’alleanza. L’ufficializzazione di questa alleanza avviene nel marzo 1999. Le due aziende hanno delle partecipazioni incrociate nel capitale di ciascuna, Renault possedendo il 44,4% del capitale di Nissan e quest’ultima il 15% di quello di Renault. Inizia quindi un riassetto del gruppo, con la creazione di piattaforme comuni a entrambi i marchi. Carlos Ghosn assume la presidenza prima della sola Nissan e in un secondo momento dell’intero gruppo.

Questi accordi non cambiamo quelli che erano i progetti della Renault. Tra i più importanti vi è, senza dubbio, la trattativa in corso col governo rumeno per acquistare il 51% del capitale del costruttore nazionale Dacia. A distanza di soli quattro mesi dalla la firma dell’alleanza con la Nissan, la casa automobilistica francese stipula il suo accordo con la Romania e prende il controllo di Dacia. L’obiettivo di Renault è quello di conquistare i mercati dei paesi emergenti e nel 2004 viene lanciata la Dacia Logan, una nuova berlina interamente sviluppata sotto il controllo di Renault, la cui peculiarità è costituita dal costo di partenza di soli 5.000 €. Inoltre, nel 2002 la Benetton, squadra di Formula 1, diventa della Renault. Ad oggi i marchi del gruppo Renault-Nissan sono:

  • Renault
  • Nissan
  • Infiniti
  • Renault Samsung Motors
  • Dacia
  • Lada-Vaz
  • Alpine

La Renault spazia anche il altri ambiti, non solo quello delle auto. Nel ramo industriale nasce la Renault Véhicules Industriels, che è stato poi rinominato Renault Trucks e che fa parte del gruppo AB Volvo di cui Renault S.A. detiene il 20% del capitale. Renault Trucks comprende anche la marca statunitense Mack. Per quanto riguarda il ramo dei mezzi agricoli, esiste la Renault Agriculture, che produce trattori, oggi è detenuta solo per il 20% da Renault; il resto, dal 2003, è di proprietà dalla casa tedesca Claas.

Le auto più sicure del mondo

Ogni anno viene redatta la lista delle auto più sicure del mondo. Per poter rientrare in questo elenco è necessario superare il crash-test EuroNCAP, il più importante programma di sicurezza automobilistica europeo, di cui ACI è partner. Ad ogni auto viene assegnata una stellina che ne indica la prestazione durante i test. Lo scorso anno, a superare la prova con 5 stelle sono state le nuove BMW X1Infiniti Q30, Jaguar XE e Jaguar XF, KIA Optima e KIA Sportage, Lexus RX, Mercedes-Benz GLC, Opel Astra, Renault Mégane e Renault Talisman. 4 stelle, invece, per la nuova MINI Clubman e il pick-up Nissan NP300 Navara. Solo due stelle sono state assegnate al roadster tedesco BMW Z4 e alla citycar italiana Lancia Ypsilon. I realizzatori di questi importanti test della sicurezza hanno sottolineato l’importanza dei moderni dispositivi di assistenza alla guida, installati sulle automobili, fondamentali per prevenire gli incidenti o comunque ridurne conseguenze più gravi.

Ecco la lista delle auto più sicure del mondo per il 2015

Test EuroNCAP 2015

Valutazione finale

BMW X1

5 stelle

INFINITI Q30

5 stelle

JAGUAR XE

5 stelle

JAGUAR XF

5 stelle

KIA OPTIMA

5 stelle

KIA SPORTAGE

5 stelle

LEXUS RX

5 stelle

MERCEDES-BENZ GLC

5 stelle

OPEL/VAUXHALL ASTRA

5 stelle

RENAULT MEGANE

5 stelle

RENAULT TALISMAN

5 stelle

MINI CLUBMAN

4 stelle

NISSAN NP300 NAVARA

4 stelle

BMW Z4

3 stelle

LANCIA YPSILON

2 stelle

 

Vediamo nel dettaglio le prime 5 classificate:

BMW X1auto più sicureLa nuova versione del SUV più piccolo della casa automobilistica tedesca BMW supera la precedente di 5 cm in altezza e 2 di larghezza, cedendo, però, sulla lunghezza. Queste variazioni la rendono visivamente più grande, grazie anche alle nuove proporzioni. La BMW X1 ha forme muscolose, con un cofano corto e l’abitacolo avanzato, che ne ha guadagnato in ampiezza. Ciò è stato reso possibile dall’adozione della piattaforma modulare UKL, già usata per le Mini a tre, cinque porte e Clubman, per la monovolume BMW Serie 2 GT e, in futuro, anche per la prossima Serie 1. L’abitacolo è spazioso e curato nelle finiture. I motori a gasolio sono tutti due litri, con varie potenze. Il cambio automatico a sei rapporti è rapido e innesta sempre la marcia appropriata.

INFINITI Q30

auto più sicureQuesta vettura giapponese è nata ispirandosi alla Mercedes Classe A ed è la prima auto media del marchio di lusso della Nissan. La carrozzeria, grande quanto quella della crossover Mercedes GLA, ha linee elaborate, specie nella zona del montante posteriore, con fiancate percorse da evidenti nervature, vistosi rigonfiamenti nel cofano e originali montanti ricurvi posteriori. L’abitacolo ha un aspetto elegante ed alcuni dettagli simili alla Mercedes, come i tasti per gli alzavetro, quelli del climatizzatore e dei sedili elettrici anteriori, il sistema multimediale nella consolle, i pulsanti sul volante e la strumentazione. I materiali nel complesso sono di buona qualità, specie le plastiche morbide della parte superiore e i rivestimenti del soffitto e dei monanti. Meno cura è stata riservata al tasto delle “frecce d’emergenza”, e quelli del climatizzatore, molto in basso nella console e un po’ coperti dalla leva del cambio. Discreto lo spazio per i passeggeri. Forse un po’ piccolo il baule, che ha anche la soglia di carico alta da terra. I motori sono il 1.6 turbo a benzina da 122 e 156 cavalli, il 2.0 turbo da 211 abbinato alla trazione integrale e il 1.5 a gasolio di origine Renault da 109 CV, affiancato dal 2.2 da 170 CV, anche con la trazione 4×4. Le trasmissioni sono manuale a sei marce e robotizzata a doppia frizione a sette marce DCT. La Infiniti Q30 ha una dotazione abbastanza completa, che prevede di serie per tutte le versioni, tranne quella base, sette airbag, climatizzatore manuale, controllo arretramento in salita, cruise control, sedili anteriori riscaldabili e posteriore frazionato.

JAGUAR XE

auto più sicureLa Jaguar XE ha 467 cm di lunghezza che la colloca alla base della gamma, al di sotto della XF. La linea è quasi da coupé, con ridotto sbalzo anteriore che accentua visivamente la lunghezza del cofano, in contrapposizione con una coda appena accennata. La scocca è in gran parte costruita in alluminio. Se l’aspetto è quello di auto sportiva lo è anche la sua guida: solida sulla sue large gomme installate su cerchi di ampio diametro, la XE è efficace anche nelle curve. Il tutto senza rinunciare al comfort: l’abitacolo è spazioso e insonorizzato a dovere. Alle finiture lussuose si accompagnano soluzioni tecnologiche come lo schermo inControl Touch di 8” nella plancia, dal quale si gestiscono non solo l’impianto di navigazione ma anche hi-fi, telefono, radio e “clima”. Ampia la scelta di motori per la Jaguar XE, tutti Euro 6, sovralimentati e provvisti di stop&start: la gamma diesel prevede un 2.0 a quattro cilindri nelle varianti da 163 o 179 CV, abbinabile sia al cambio manuale, sia all’automatico a 8 marce. Quest’ultimo è standard per le unità a benzina, che sono la 2.0 da 200 o 239 CV e la 3.0 a sei cilindri da 340 CV. Di serie o a pagamento a seconda degli allestimenti, sono disponibili molti dispositivi di ausilio alla guida che aumentano la sicurezza, fra i quali l’All Surface Progress Control che, fra i 3,6 e i 30 km/h, ottimizza la trazione sui fondi viscidi. L’ampia scelta di accessori include anche elementi per una personalizzazione estetica.

JAGUAR XF

auto più sicureÈ la seconda auto di questa casa automobilistica ad essersi aggiudicata uno dei primi posti di questa classifica. Tutta nuova, la berlina inglese mantiene le linee della precedente generazione e ne accentua la sportività, grazie alle nervature più marcate e alla mascherina più verticale. La scelta dell’alluminio per gran parte della carrozzeria ha consentito di ridurre il peso del veicolo: contando anche altri particolari si arriva a un risparmio anche di 190 kg. L’abitacolo della Jaguar XF è ben rifinito e comodo per quattro adulti, mentre l’ingombrante tunnel sul pavimento rende quasi impossibile la vita del passeggero numero cinque, quello al centro. Ampio il baule con 540 litri la capacità minima, 885 quella massima che si ottiene reclinando il divano. Tra i motori vanno segnalati i nuovi “duemila” a gasolio in alluminio con potenze di 163 o 179 cavalli, oltre al rivisto 3.0 V6 turbodiesel da 300 CV. Il sei cilindri a benzina, invece, si può avere con 340 o 380 cavalli, e può essere abbinato alla trazione integrale, in alternativa a quella solo posteriore. Solo per la 2.0d il cambio automatico a otto marce va ordinato a parte, ed è consigliabile farlo visto quanto migliora il comfort. Sono di serie per tutta la gamma la frenata di emergenza e il sistema contro le uscite involontarie dalla propria corsia, i semplici sensori di parcheggio sono, invece, optional. E lo stesso vale per il sistema di accesso senza chiave, che si ritrova persino su alcune utilitarie.

KIA OPTIMA 

auto più sicureLa Kia Optima è un modello ancora poco visto in Europa. Prima, infatti, non era importata nel Vecchio Continente. In Italia, in particolare, sarà in vendita da aprile; prezzi e dotazioni di serie sono ancora da definire ufficialmente. La linea è elegante e sobria, caratterizzata nel frontale dai grandi fanali sviluppati in orizzontale, sino ad abbracciare la fiancata, che si uniscono alla mascherina che è stata utilizzata in tutti gli ultimi modelli della casa coreana. Nel paraurti, con un accenno di spoiler nella parte inferiore, un’ampia presa d’aria centrale e due verticali conferisce al frontale un tocco sportivo. Il posteriore è caratterizzato da fanali trapezoidali. Il grande lunotto, molto inclinato, non consente una buona visuale all’indietro, ma la telecamera posteriore, che rileva a 360 gradi ciò che succede attorno alla vettura, è un valido aiuto. 

L’assicurazione auto

Tutte le auto e i veicoli in generale hanno bisogno di un’assicurazione per poter circolare. Questo per tutelare i viaggiatori ed eventuali altri automobilisti in caso di incidente. In gergo tecnico viene utilizzato l’acronimo RCA che indica la Responsabilità Civile Autoveicoli e corrisponde proprio al contratto assicurativo che viene associato a ogni veicolo immatricolato. Nel nostro Paese, per poter circolare con un veicolo a motore, l’assicurazione è obbligatoria per Legge. La norma che lo stabilisce è la n. 990 del 24 dicembre 1969 la quale recita all’articolo 1:

I veicoli a motore senza guida di rotaie, compresi i filoveicoli e i rimorchi non possono essere posti in circolazione su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate se non siano coperti secondo le disposizioni della presente legge, dall’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi prevista dell’art. 2054 del C.C.

L’obbligatorietà della stipulazione decade quando il veicolo è stato sottoposto a demolizione o radiazione dal Pubblico registro automobilistico (PRA).

A decorrere dal 18 ottobre 2015 cessa l’obbligo di esporre sul veicolo il contrassegno rilasciato dalla compagnia assicuratrice assieme al certificato; per quest’ultimo invece, vige ancora l’obbligo di portarlo al seguito per poter essere esibito in fase di controllo.

Riguardo alla tassa automobilistica, si ricorda che a decorrere dal 1º gennaio 1998 l’esposizione e il portare il contrassegno con sé non è più obbligatorio, come stabilito dalla legge 449/1997.

Ogni veicolo a motore deve avere la sua assicurazione

assicurazioneA cosa serve l’assicurazione auto? Sottoscrivendo questo contratto l’assicurato si tutela economicamente da possibili rischi che si possono verificare mentre è alla guida e che possono arrecare danni materiali e/o lesioni a terzi. Il compito delle compagnie assicurative è quello di risarcire i danni provocati a terzi dalla circolazione del veicolo, dietro il pagamento del premio da parte dell’assicurato. Inutile dire che il risarcimento del danno avviene solamente se il sinistro provocato è accidentale ed involontario. L’assicurato è sempre coperto dal massimale, una somma limite, che verrà stabilita al momento della sottoscrizione del contratto RC Auto. Il massimale, una volta fissato durante la conclusione dell’accordo assicurativo, rimane quello fino alla fine della durata del contratto. Nei casi in cui la portata del danno causato è maggiore del massimale, l’assicurato dovrà provvedere autonomamente al risarcimento del danno.

La legge, però, ha fissato dei limiti minimi proprio in riferimento ai massimali dell’assicurazione RC Auto obbligatoria, distinti a seconda dei danni provocati a cose o persone. Il decreto legislativo 06/11/07 n.198, ha stabilito che:

  • in caso di danni alle cose: il massimale minimo è di 1.000.000,00 di euro per sinistro, senza tener conto del numero delle vittime
  • in caso di danni alle persone: il massimale minimo è di 5.000.000,00 di euro per sinistro, a prescindere dal numero delle vittime

È fondamentale sapere che l’assicurazione auto copre i danni fisici subiti dai passeggeri presenti nel veicolo dell’assicurato che ha causato l’incidente, ma non copre, invece, quelli subiti dal conducente stesso. Ci possono essere casi però, chiamate nel contratto esclusioni, in cui l’assicuratore, pur dovendo risarcire il terzo danneggiato, può richiedere di essere rimborsato. Generalmente la richiesta di questi risarcimenti avviene nei casi in cui la circolazione non avviene nel rispetto di alcune disposizioni di legge. Uno degli esempi più tristemente diffusi e se si causa un danno perché si è in stato di ebbrezza, oppure se il numero dei passeggeri presenti nel veicolo è superiore a quello previsto dal libretto di circolazione oppure se si guida senza la cintura di sicurezza. La durata del contratto assicurativo, salvo alcune eccezioni, è di un anno e sarà valido dalle ore 00.00 del giorno del pagamento del premio. Secondo la legge in vigore fino a dicembre 2012, i contratti RC Auto potevano essere con o senza tacito rinnovo. Nel primo caso l’assicurazione veniva prorogata di un altro anno automaticamente. Nel secondo caso, quello del contratto senza tacito rinnovo, conosciuto anche come contratto “a scadenza secca”, è invece necessario richiedere esplicitamente il rinnovo ad ogni scadenza annuale.

Ricordiamo che a partire dal 1° gennaio 2013, il Decreto di Sviluppo bis ha abolito il tacito rinnovo. Questo significa che l’assicurazione scade direttamente alla data stabilita nel contratto e l’assicurato non si dovrà occupare di dare alcuna comunicazione di disdetta alla Compagnia assicurativa. Potrà valutare la convenienza di assicurarsi con la stessa Compagnia oppure cambiarla per accedere a condizioni contrattuali più vantaggiose. Il contratto assicurativo è regolato da norme. Con il decreto Bersani-Visco sono state introdotte alcune modifiche che hanno fatto sì che i sinistri sono rilevanti allo scopo della valutazione solo quando all’assicurato viene attribuita una responsabilità superiore al 50 %. Esiste anche la possibilità di cumulo nel caso in cui, nello stesso anno, l’assicurato venga coinvolto in più di un sinistro. Più incidenti si fanno e più varia la propria posizione. Se prima era possibile, oggi non si è più in grado di delineare un meccanismo comune per l’evoluzione ed il numero delle classi, perché ogni compagnia utilizza una propria scala interna con un numero variabile di posizioni nonché regole proprie per la perdita o il guadagno di queste. Esiste, però, una scala di conversione universale (CU) con 18 posizioni e regole evolutive prefissate, al fine di rendere più facile l’eventuale passaggio da una compagnia all’altra.

In questa scala la posizione di partenza, per chi si assicura per la prima volta, è la classe CU14 che è da considerarsi intermedia. Resta inteso che cambiando compagnia assicuratrice, quella nuova riconvertirà la classe CU nella propria classe di merito sulla scala interna, e tale posizione potrebbe essere identica alla CU, oppure migliore o addirittura peggiore. Molto spesso nelle scale interne fa testo un intero quinquennio di comportamento, mentre per la CU si tiene presente unicamente l’ultima annualità di assicurazione. La legge non vieta un trattamento non concorrenziale.

assicurazioneSuccessivamente c’è stato il decreto Bersani bis che ha introdotto alcune novità:

  • ha abrogato l’esclusiva di dieci anni per i contratti assicurativi
  • ha azzerato le spese a carico del cliente per il cambio di assicurazione
  • ha abolito l’esclusiva degli agenti assicurativi monomandatari

L’obiettivo doveva essere l’apertura del mercato della distribuzione assicurativa, consentendo così ad ogni assicuratore la possibilità di proporre ai clienti un portafoglio di polizze di differenti compagnie, fra le quali individuare quella più adatta alle proprie esigenze. Il decreto Bersani bis introduce anche due importanti novità:

  • l’attestazione di rischio vale 5 anni dalla data di scadenza dell’ultima polizza, ciò vuol dire che è possibile stipulare un nuovo contratto assicurativo senza perdere la classe di merito
  • la possibilità di acquisire la CU più bassa del proprio nucleo familiare in caso di acquisto di un veicolo nuovo o usato, quindi in caso di passaggio di proprietà. La stessa cosa vale in caso di acquisto di una seconda auto.

Ciò significa che, se, ad esempio, un neopatentato acquista un’auto potrà usufruire della CU più bassa del proprio nucleo familiare, anziché iniziare la propria storia assicurativa dalla CU 14. Stessa cosa avviene nel caso in cui il proprietario di un veicolo ne voglia acquistare un altro. In questa circostanza potrà acquisire la classe di merito del primo mezzo anche sul secondo. Tenete, però, presente che la CU acquisita non ha la stessa validità di una CU maturata nel corso degli anni, ma consente comunque un risparmio sul premio assicurativo. Unica nota è che l’eredità della classe di rischio è applicabile solo per persone fisiche e se il tipo di veicolo è la stessa. Non esistono obblighi da parte delle compagnie se una persona fisica ha due polizze per due tipi di veicoli diversi, ma guidabili con la solita patente. Ciò vuol dire che la persona che guida un’auto in classe di merito 1 e vuole assicurare una moto fino a 125 cc, riparte per la moto dalla classe 14, come fosse un neopatentato. 

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